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La voce di Victoria Amelina, più forte di un missile russo

Viaggiava per l’Ucraina per investigare i crimini di guerra, scriveva poesie e lavorava al libro Guardando le donne guardare la guerra. È stata uccisa da un Iskander di Putin, così suo marito Alex e tre amiche hanno aperto il suo archivio, trasformando il dolore in un libro che darà giustizia agli ucraini. Questo è il racconto di come si conserva una memoria viva

Nella primavera del 2023 diverse case editrici di tutto il mondo hanno iniziato le trattative per acquistare i diritti del reportage che stava scrivendo la giovane e acclamata scrittrice ucraina Victoria Amelina. Dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, Amelina raccontava l’aggressione russa su diversi media internazionali e teneva sempre aggiornate le sue pagine social, dove dava informazioni in inglese riguardo alla ricerca sui crimini di guerra russi che stava portando avanti assieme all’organizzazione Truth Hounds. Finalmente, dopo mesi di lavoro sul campo, le sue riflessioni, le sue osservazioni, i viaggi, i racconti hanno trovato forma in un libro che aveva deciso di intitolare Looking at Women, Looking at War (Guardando le donne guardare la guerra), annotandolo sul suo taccuino. Il libro era organizzato attorno alle donne che hanno raccontato le loro storie a Victoria: il premio Nobel per la Pace Oleksandra Matviichuk, l’investigatrice di crimini di guerra Casanova, l’avvocatessa diventata soldatessa Envenia Zakrevska, due giornaliste, Zhenia Podobna di Bucha e Vira Kuryko di Chernihiv. Tra le storie che Victoria stava raccontando, c’era anche la sua. Si raccontava al pari delle sue eroine, scriveva di come lei, una scrittrice, “un topo da biblioteca”, si era trasformata in un’investigatrice di crimini di guerra.

Il lavoro procedeva con il suo ritmo tra l’impegno per il Truth Hounds, la partecipazione ai progetti di volontariato del Pen Ukraine, diversi viaggi all’estero a Bruxelles, Londra, Parigi, Cartagena, Lillehammer, Dublino, Cracovia, la città dove viveva suo figlio. Nel maggio del 2023 Victoria ha saputo di aver vinto la borsa di studio del Columbia Harriman Institute, che prevedeva di stare per un anno a Parigi. Ecco, il tempo necessario per lavorare sui capitoli ancora non sviluppati, per sbobinare ore e ore di conversazioni registrate, per passare più tempo con suo figlio: «Penso che ogni persona abbia la sua vyshyvanka pronta per la vittoria. Mi rendo conto di non conoscere più la taglia di mio figlio».

Prima di allontanarsi dall’Ucraina per un periodo tanto lungo, Victoria decide di andare un’ultima volta nell’est – l’est che lei amava tanto. Da qui proveniva la famiglia di suo marito e una parte della sua famiglia. Qui, nell’est, nella piccola cittadina di New York, che nel 2021 si trovava quasi sulla linea del fronte, ha fondato un festival di letteratura. Qui, nell’est, era venuta più volte a fare delle letture per il pubblico locale.

È fine giugno e Kyiv, la città che Victoria considerava la sua seconda casa, sprofonda in un verde che fa quasi soffocare le case e le strade ferite dai bombardamenti russi in una stretta amorevole. In quei giorni caldi, si svolge “L’Arsenale del libro”, la prima edizione del più importante festival ucraino di letteratura dopo l’invasione su larga scala. È tutto un ritrovarsi, abbracciarsi, rivedersi con gli amici e piangere per chi non c’è più – come Volodymyr Vakulenko, lo scrittore di libri per bambini ucciso dai soldati russi nella primavera del 2022: il suo corpo è stato ritrovato in una fossa comune dopo la liberazione di Izyum, nell’autunno del 2022. Victoria ha in programma vari eventi, uno è la presentazione del diario di Vakulenko, che ha trovato lei stessa, sepolto sotto il ciliegio nel giardino dei Vakulenko. Ha fatto di tutto perché questo diario potesse arrivare al festival: l’ha digitalizzato, ha trovato una casa editrice, ne ha scritto una prefazione – ora poteva finalmente presentarlo al pubblico. Un altro appuntamento, non meno intimo, prevedeva la lettura delle poesie scritte dopo il 24 febbraio del 2022. Dopo l’invasione su larga scala, Victoria si è trasformata non soltanto in una investigatrice di crimini di guerra, ma anche in una poetessa, dopo che si era affermata come scrittrice di prosa. Le sue poesie erano la risposta a quel che stava vivendo, tra i versi si sentiva l’amore per le donne di cui stava raccogliendo e scrivendo le storie, la cura per le persone che stava cercando di evacuare da New York, sotto continui attacchi, e la capacità di registrare il presente attraverso le parole. I suoi versi erano un’altra forma di aiuto da fornire agli altri. Era fatta così: aiutare e fare il possibile perché fosse fatta giustizia. Quella sera all’Arsenale, tra la poesia e la musica (quelle di Victoria erano accompagnate da Volodymyr Yermolenko, il presidente del Pen Ukraine, al pianoforte), nasce l’idea di partire per salutare il suo amato est assieme a un gruppo di scrittori colombiani.

Il libro che sta scrivendo, le storie che vuole raccontare, la borsa di studio per concludere il lavoro, la famiglia, gli amici, la giustizia, la lotta per la sopravvivenza della sua Ucraina e un missile russo Iskander che mette il punto alla sua storia, il primo luglio 2023.

Poi mesi di lutto, sgomento e patti con una realtà che nessuno voleva accettare. L’unico modo perché quel maledetto punto non fosse imposto da un missile ma diventasse voce, la sua voce, era pubblicare il suo libro interrotto. E così, nell’autunno del 2023, ci siamo trovati in quattro: Alex Amelin, Tetyana Teren, Sasha Dovzhyk e io, una composizione decisa dalla famiglia di Victoria, soli con il manoscritto non finito di Victoria davanti a noi. A quel punto le case editrici di Gran Bretagna, America, Italia, Germania, Svezia, Francia, Paesi Bassi, Corea del sud, Georgia hanno confermato l’intenzione di pubblicare il manoscritto.

Ci abbiamo lavorato per un anno, sistematicamente, incontrandoci su Zoom ogni mercoledì (grazie alle capacità organizzative del marito di Victoria, Alex Amelin, che è un top manager in una società informatica: ha saputo tenere insieme anche noi tre donne che lavoriamo in un settore più creativo). Ognuno di noi si trovava in paesi diversi, Ucraina, Polonia, Italia, Inghilterra, America, avevamo fusi orari diversi, i nostri lavori, gli impegni, le faccende, gli spostamenti. Ma ovunque fossimo e qualsiasi cosa stessimo facendo, ogni mercoledì, per due ore, si apriva la finestra sul passato – un passato che durava nel presente. Prendere tante decisioni riguardo al testo non è mai stato facile. Lo abbiamo fatto insieme, con il massimo rispetto verso il manoscritto, senza disturbare troppo il testo che ha lasciato Victoria. La strategia che abbiamo adottato è stata quella di agevolare la lettura con le nostre note all’interno del testo e le note a piÈ di pagina. Non volevamo in alcun modo alterare o ritoccare la voce di Victoria. In certi momenti ci sembrava di sentire la sua presenza, come se ci volesse aiutare a prendere alcune scelte. In alcuni casi Victoria aveva lasciato indicazioni precise su cosa fare; in altri le ha disseminate nelle varie chat con gli amici, nei brandelli di discorsi che ci erano rimasti.

Victoria teneva un archivio ordinato, con cartelle nominate secondo le date, vecchie copie del manoscritto, file audio con le interviste, a cui aveva accesso suo marito. Ci meravigliavamo per quanto lui la conoscesse bene e per come avesse memorizzato tutte le indicazioni che gli aveva lasciato Victoria, nel caso le fosse successo qualcosa. Questo archivio amaro è stato per noi anche la dolorosa comprensione di quante cose Victoria volesse ancora raccontare.

Ridevamo, ridevamo tanto. Sapevamo che Victoria ci avrebbe preferiti così. Avevamo creato un nostro dizionario di meme, di battute, la nostra chat era più di una chat di redattori, era una chat di amici che offriva un riparo nei momenti difficili. Dopo la morte di Victoria, il suo ricordo era diventato per me una cattedrale da qualche parte dentro di me, dove rifugiarsi nel momento del bisogno, per chiedere consiglio, per stare in silenzio. Quella chat era un’espressione di questa cattedrale, offriva rifugio, sostegno, gli auguri per le feste. Così insieme, stretti stretti, siamo arrivati ad assemblare i pezzi del puzzle lasciato da Victoria. Non abbiamo toccato i file audio, abbiamo trovato qualche testo che lei voleva inserire nel libro ma non ha fatto in tempo a copiarlo nella versione definitiva, abbiamo insistito con varie case editrici perché l’intervista con Philippe Sands andasse nel corpo del testo e non nell’Appendice: sapevamo che Victoria voleva esattamente così. Phillippe Sands si era anche offerto di aiutarci, scrivendo una postfazione per l’edizione francese.

Abbiamo chiesto alla vincitrice del concorso World Press Photo 2024 Yuliya Kochetova di fare le foto alle eroine. Yuliya ha fatto il suo viaggio per le città dell’Ucraina seguendo i passi di Victoria, per fermare ogni attimo con la sua fotocamera, come Victoria lo faceva con la parola, e altrettanto con la fotocamera, e spedirlo nell’infinito. Abbiamo rivisto tutto l’archivio delle foto di Victoria per illustrare i vari capitoli. È stato un esercizio doloroso ma importante per la nostra memoria. Ci conosciamo tutti da tanti anni, chi più chi meno, e siamo stati testimoni, sempre chi più chi meno, di come la ragazza dai capelli color campo di grano da programmatrice di successo era diventata una scrittrice di successo, esattamente come otto anni dopo una scrittrice di successo era diventata un’investigatrice di crimini di guerra di successo. Lo chiamo successo perché la parola di Victoria, che voleva assicurare la giustizia per le vittime, sta per arrivare nel mondo, e farà la differenza.

Per la prefazione abbiamo valutato vari premi Nobel per la Letteratura e ci siamo fermati su Margaret Atwood, la scrittrice canadese che aveva più volte espresso il suo sostegno all’Ucraina e che ha partecipato al progetto “Dialogues on War” del Pen Ukraine, il 25 marzo del 2022, dialogando con la scrittrice ucraina Natalka Snyadanko. Dopo aver superato la barriera dello choc dovuto all’invasione su larga scala, il Pen Ukraine ha lanciato un progetto di videodialoghi tra scrittori stranieri e scrittori ucraini per cercare di dare una spiegazione alla realtà nella quale sono sprofondati gli ucraini. Atwood è stata tra le prime a partecipare e si era offerta volentieri di aprire il libro di Victoria paragonandola a Martha Gellhorn, una delle più grandi reporter di guerra.

Nel corso della revisione del manoscritto abbiamo dovuto aggiornare i fatti nelle nostre note a piè di pagina. A volte per riportare fatti belli, come la liberazione dalla prigionia russa dell’attivista per i diritti umani Maksym Butkevych, di cui Victoria aveva accennato nelle sue pagine. Altre volte per riportare fatti tragici, come la distruzione e l’occupazione da parte delle Forze armate russe della cittadina di New York, a cui Victoria avevo dedicato uno spazio importante nel libro.

Abbiamo rivisto varie bozze: inglesi, americane, italiane, francesi. Purtroppo nessuno di noi capisce lo svedese e il tedesco, e in una materia tanto delicata abbiamo dovuto fidarci delle case editrici.

Ed ecco, un anno e mezzo dopo che il missile russo ha interrotto la vita di Victoria e tre anni dopo l’invasione su larga scala, la parola di Victoria Amelina arriva a un largo pubblico in vari paesi del mondo. La Bbc, il Guardian e il Financial Times hanno inserito il suo libro tra quelli più attesi del 2025. La mia testa inizia a descrivere lo scenario che abbiamo tenuto in mente mentre lavoravamo sul manoscritto: quanto sarebbe stata potente la sua voce, se lei avesse terminato il libro come lo aveva pianificato. E quanti libri avrebbe ancora scritto, quante poesie avrebbe composto se non fosse arrivato quel maledetto missile, se la Russia non lo avesse lanciato, se la Russia non avesse invaso l’Ucraina.

La sua morte ha creato una voragine nei nostri cuori e nel mondo della letteratura ucraina. A sentirsi orfani siamo noi, amici e famiglia, e anche tutti i lettori, rimasti senza la sua visione del mondo, la sua prospettiva, la sua capacità di spiegare la realtà con parole giuste ed esatte. Sono sicura che la sua voce, immortalata nel libro Guardando le donne guardare la guerra, solleverà tante domande, farà nascere riflessioni e discussioni e un giorno, ne sono certa, farà parte del processo sui crimini di guerra russi. Sarà il più grande omaggio alla memoria di Victoria Amelina, perché come diceva lei stessa «quando uno scrittore viene ancora letto, significa che è ancora vivo».

Yaryna Grusha (Yampil, Ucraina, 1986) è autrice, traduttrice. Insegna Lingua e letteratura ucraina alle università di Milano e Bologna. Sta curando la traduzione del libro postumo della giornalista Victoria Amelina, che uscirà per Guanda a febbraio 2025.