Alla domanda se fosse necessario pubblicare Diario per John (Il Saggiatore – traduzione di Sara Reggiani), libro postumo di Joan Didion, la risposta è sì. Questi scritti, pensati o no per essere un libro, comunque già assemblati dall’autrice stessa, svelano l’origine della sua scrittura. Mostrano il presupposto letterario di capolavori come L’anno del pensiero magico e Blue nights.
Per un lettore che non ha mai cercato notizie su Didion fuori dai libri, la morte di John, il marito, è la sua prima grande sofferenza. Ne L’anno del pensiero magico lei stabilisce una purezza al dolore, fa intendere che niente di comparabile le sia capitato prima. Dove prima è una famiglia unita, un’esistenza privilegiata di successi e feste. Prima è davvero un istante fa, il matrimonio della figlia Quintana – gli amici, i pavoni sul prato. Pavoni che c’erano anche nel giardino di Brentwood Park, Malibù, all’arrivo di Quintana adottata a tre giorni di vita. Perché L’anno del pensiero magico è un vortice di pensieri e ricordi con simboli che si fanno nessi per una cronologia sentimentale – l’impressione di un passato lieto lunghissimo.
Eppure a segnalare che quella felicità prima del grande dolore potesse essere una selezione della memoria c’erano delle avvisaglie: Didion che per una festa mette in piscina candele e gardenie, sennonché le candele bruciano le gardenie – le candele galleggiano come “mozziconi neri”, le gardenie intasano lo skimmer. Altra avvisaglia: le foto di Malibù in cui compaiono i figli tra cui Quintana, la cugina Dominique, e Natasha Richardson, figlia di Vanessa Redgrave. In Blue nights scopriremo che tutte quelle bambine/ragazze moriranno prima dei genitori.
Tornando allora a Diario per John, alla domanda se avesse senso pubblicarlo, la risposta è nel rapporto tra L’anno del pensiero magico e Blue nights, la correzione di prospettiva che il secondo fa del primo. Diario per John è addirittura un ribaltamento di prospettiva che funziona da apertura del marchingegno – Pinocchio nel ventre della balena, Parthenope nella stanza del figlio del professor Marotta. Da questa angolatura Didion fa vedere che il passato non è stato solo pavoni, e che la bambina che sgambettava in giardino, la bambina che somigliava a Ginger Rogers è diventata una giovane donna alcolizzata. Depressione, ansia, disturbo borderline di personalità – le diagnosi negli anni.
Capiamo così che la purezza al dolore de L’anno del pensiero magico era gesto poetico. Didion crede che fuori dall’irreparabile sia tutta possibilità. Convincersi che il marito possa tornare dalla morte significa prolungare il tempo delle possibilità, non entrare nel dolore. Se dunque L’anno del pensiero magico è l’ostinazione al possibile nonostante la realtà, Diario per John è l’ostinazione alla riparazione. Quando non potrà più mantenere in vita né marito né figlia, per lei arriveranno le notti azzurre – l’opposto della morte del fulgore, ma anche l’annuncio.
Per Didion tuttavia la letteratura supera la morte. L’essere umano si dissolve nell’altro, nell’altro, e nell’altro ancora. Eccola immaginarsi a camminare nelle stanze della casa di Brentwood Park, e accorgersi dopo di averne dimenticata una. E no, non tornare indietro a completare la fantasia, ma lasciare chiusa quell’ultima stanza. Farla esistere senza attraversarla.