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Viva le scrittrici che inventano la lingua

Esiste un numero limitato di follie possibili e secondo la scrittrice Letizia Pezzali è una questione, come sempre, di tempo e di scarsità, quindi è un problema economico. Nel suo Un animale innocente, molti problemi umani sono problemi economici. La fine del sesso, la fine del desiderio, la fine del climaterio e i mutamenti che hanno bisogno di nuova letteratura

Alla fine della prima parte di Un animale innocente di Letizia Pezzali (Einaudi Stile Libero, 2025), ciò che rimane è una fotografia. Una ragazza, due bambini che gattonano, un uomo. Quando il romanzo ricomincia, due pagine dopo, dietro l’occhiello “seconda parte”, ciò che abbiamo in mano è una inquietudine. Pensavamo di leggere una cosa, e ne stiamo leggendo un’altra. O forse succede così volta per volta, pensi che il sentimento predominante con cui vivi – in questo caso, l’innamoramento, fulmineo, di Vanda per Ben – cancelli il resto, appiattisca, presentifichi, releghi in secondo piano passato e futuro memoria e aspettative – in questo caso l’evidenza che una donna di quarantacinque anni ha vissuto una parte della sua vita, accumulato esperienze e dimenticanze, ma pure un ragazzo di ventitré anni può aver accantonato irrisolti. «Voler bene a me sembra una cosa che si costruisce nel tempo. Come il rancore». Siamo a Fuerteventura, c’è la calima, la sabbia del deserto che tutto ingiallisce e confonde, Vanda ha studiato statistica, lavora nelle assicurazioni. Ben, Benoît per dirla tutta, fa il massaggiatore nel resort dove Vanda trascorre vacanze improvvise, è scivolata, è caduta, va tutto bene le ha detto il medico, ma vada in vacanza. Nonostante Vanda non sia Humbert e Ben non sia Lolita, Pezzali si rivolge a chi legge, voi non potete capire, voi potete capire, voi non potete immaginare, voi immaginatemi. Chiamati in correo per qualcosa che pare incongruo e non lo è. Sono tutti maggiorenni e consenzienti. «Le persone adulte alle quali il sesso interessa parecchio devono a un certo punto risolvere il problema del sesso. Non vogliono inseguire in eterno nuovi scenari, ma non vogliono neppure rinunciare al retropensiero della passione. Cercano un compromesso, un ordine nel disordine. Un assetto. La relazione con Ettore era stata per me il raggiungimento di un assetto». Ettore però non c’è più e Vanda incontra Ben, se non fosse che a Vanda sono sempre interessati solo uomini più grandi e Ben ha la metà dei suoi anni, però è bello, bellissimo. È una storia di passione, ma soprattutto di dimenticanza, la penna di Letizia Pezzali ragiona – come quella di Austen – la penna di Pezzali non teme il ridicolo che ci fa così belli, Pezzali che ha studiato economia, e l’ha praticata in quei posti che si chiamano Accenture, JPMorgan e così via sa che «la questione è che per ognuno di noi esiste un numero limitato di follie possibili. Poche cose possono farci impazzire, in realtà. Siamo molto piú smorti di quanto crediamo, e gli anni che abbiamo da vivere non sono tanti. È dunque sbagliato pensare che i Ben crescano sugli alberi, che si incontrino a ogni piè sospinto. Tutto sommato il discorso gira intorno, come sempre, al tempo e alla scarsità. E la scarsità è un problema economico. Molti problemi umani sono problemi economici». Non chi siamo e dove, ma quanto. Essenzialmente quanto.

Si possono cogliere alcune eco narrative (o forse sono io che sento analogie quasi avessi un difetto uditivo?). La fine del sesso, così la chiama Vanda, la protagonista di Letizia Pezzali, che però si rivela più la fine, l’interruzione, l’affievolimento di ciò che gli altri possono farci, nel bene o nel male. La fine del desiderio in Anna, la protagonista de La gioia di ieri di Elena Stancanelli che tuttavia si rivela la fine di un modo di vivere, parlare, bere con amici con i quali si è vissuto e, talvolta, scopato, il saggio di Gloria Origgi, La donna è mobile, sulla fine del climaterio che si rivela un cambiamento di epistemologia, cambiano le domande possibili e dunque le risposte possibili. Viva le scrittrici che inventano la lingua per i momenti di mutazione e mutamento, e la scrivono.

Chiara Valerio (Scauri, 1978), scrittrice ed ex matematica. Responsabile della narrativa italiana per Marsilio e voce di Radio 3. Ha tradotto Virginia Woolf per Nottetempo. I suoi ultimi libri, pubblicati da Einaudi, sono «Cosí per sempre» (2022) e «La tecnologia è religione» (2023), appena uscito in libreria.