La prima volta che ho provato a inter vistarla in videochiamata, Valeriia Palii non ha potuto collegarsi. A quattro anni dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin, a Kyiv ci sono ancora continue interruzioni dei servizi sulla rete elettrica e quel giorno non ha fatto eccezione. Le interruzioni durano anche dodici ore e gran parte degli abitanti della capitale ucraina restano senza riscaldamento, mi racconta quando finalmente riusciamo a sentirci. Valeriia Palii è la direttrice accademica del Kyiv Psychology Program alla Kyiv School of Economics, ed è anche vicepresidente della National Psychological Association del l’Ucraina. La difesa contro l’aggressione della Russia putiniana si combatte anche su fronti invisibili, contrastando inviti a congressi e articoli accademici, svelando l’arsenalizzazione della psicologia al servizio di una società militarizzata.
Un anno fa, nel gennaio del 2025, Palii e i suoi colleghi hanno pubblicato un report de stinato alla comunità internazionale degli psicologi, per cercare di stimolare una rea zione rispetto alle posizioni filoregime dei vertici della Russian Psychological Society (Rps). Il rapporto, dal titolo La Russian Psychological Society dopo il 2022: servire lo stato, dare forma all’ideologia, armare la scienza, sostiene che la Rps, quantomeno nelle sue figure apicali, è fortemente collegata al regime di Vladimir Putin. Le prove sono state raccolte dagli psicologi e dai ricercatori della Kyiv School of Economics attraverso un minuzioso esame di fonti aperte, ossia dichiarazioni pubbliche, documenti e pagine web di libera consultazione. Non è stato un lavoro facile, perché diverse volte, mentre raccoglievano le informazioni, la Rps modificava il proprio sito o rimuoveva dei link o delle pagine online. Man mano che il lavoro proseguiva, i ricercatori hanno iniziato a essere sempre più prudenti nello scambiarsi email o messaggi nelle chat di lavoro e a salvare e archiviare tutti i link consultati, in modo da evitare che se ne per desse completamente traccia.
Su web.archive.org è ancora possibile risalire alla pagina del sito della Russian Psychological Society che fino al 2023 mostrava tra i suoi soci onorari Stanislav Grof – lo psichiatra padre della ricerca sugli stati non ordinari della coscienza umana – e, poco sotto, il generale e allora ministro della Di fesa russo Sergei Shoigu, per il quale la Corte penale internazionale dell’Aia ha emesso nel 2024 un mandato di arresto con l’accusa di crimini di guerra commessi in Ucraina. La figlia del generale, Yulia Shoigu, è vicepresidente della Rps e capo dell’unità di assistenza psicologica presso il ministero russo per le Situazioni d’emergenza. Lei ha mantenuto il suo status nonostante, dopo l’invasione del 2022, sia stata oggetto di san zioni da parte di diversi paesi, come almeno un’altra dozzina di persone ai vertici della stessa società scientifica. Due membri del Presidium, l’organo decisionale della Rps, hanno firmato un appello a sostegno di quella che il regime chiama l’“operazione militare speciale” contro l’Ucraina.
Il report ucraino non parla soltanto di individui sanzionati ma anche delle relazioni della Russian Psychological Society con due organizzazioni sanzionate dall’Unione europea: la Znanie, che si occupa di propaganda, e la fondazione Defenders of the Fatherland, nata in Russia nel 2023 per aiutare i veterani della guerra di aggressione all’Ucraina. È proprio sui veterani che si concentra l’attenzione degli psicologi russi contigui al regime putiniano, secondo Palii e i suoi colleghi. Attraverso la legittimazione di una patina scientifica, viene sminuita l’importanza del disturbo post traumatico da stress (noto anche con l’acronimo inglese Ptsd), uno dei problemi psichiatrici riscontrati più spesso in chi si sia trovato a rischio della propria vita, come i soldati. La versione avallata dal regime è che il Ptsd non sia un problema per i soldati russi, o quantomeno lo sia solo per una ridottissima minoranza, in quanto i russi avrebbero un assetto mentale differente da quello occidentale, che permetterebbe loro di attingere ad altri meccanismi di difesa della propria integrità psicologica.
Ma «è ridicolo dire che i russi siano risparmiati dal Ptsd», dal momento in cui questo disturbo «riguarda la natura umana e come il nostro sistema nervoso e il nostro cervello reagiscono agli eventi traumatici», dice Palii: «Sembra più un dato psicologico posticcio che i russi usano consapevolmente per creare una nuova narrazione propagandistica sulle abilità superiori dei loro soldati e sulla loro stabilità, mentre allo stesso tempo usano la scienza psicologica per fuorviare le persone e trascurare i gravi rischi per la loro salute mentale in futuro».
Non potendo fare affidamento su dati ufficiali non è possibile dire con certezza quale percentuale di soldati russi torna a casa portandosi dietro un disturbo mentale dovuto ai traumi della guerra. Alcune fonti di intelligence occidentali ritengono che il problema rientri nell’ordine del centinaio di migliaia di casi, forse di più. Nell’ultimo anno si sono stratificati resoconti giornalistici di testate indipendenti, come Meduza, o straniere, come Deutsche Welle, nei quali si raccontano le difficoltà dei veterani russi nel ricevere sostegno psicologico e i crimini violenti che alcuni di loro hanno commesso dopo il rientro dal fronte, molto spesso da ubriachi.
La psicologa ucraina sostiene, in base alle prove ottenute con le proprie ricerche, che per i veterani si sia messa in moto una mac china che ha come unico obiettivo riportarli sul campo di battaglia. Ma il ruolo che gli psicologi filoputiniani hanno assunto non si limita ad agire su chi è già stato arruolato. Per l’intera società russa provvedono a in quadrare la guerra in una narrazione funzionale al regime, lavorando anche sulla militarizzazione mentale dei giovani. «È come una macchina di ingegneria sociale, molto grande e molto influente», dice Palii.
Nel report è citato un esempio di arsenalizzazione della ricerca scientifica. In un articolo dal titolo Origini psicologiche del nazionalismo ucraino, pubblicato nel 2022 dalla rivista scientifica russa World Civilizations, gli autori – uno vicepresidente, l’al tra membro del Presidium della Rps – scomodano la psicoanalisi di Carl Gustav Jung e la psicologia individuale di Alfred Adler per gettare discredito sugli ucraini. Viene spiegato nell’abstract dell’articolo che il nazionalismo ucraino sarebbe «da considerarsi una forma di manifestazione di antichi archetipi nazionali». Viene citata la principessa della Rus’ di Kyiv Olga, la quale, prima di convertirsi al cristianesimo diventando una santa venerata dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa, ha sconfitto con una certa furia la tribù slava dei Drevljani. Ma secondo gli autori il nazionalismo ucraino sarebbe anche una «manifestazione di un complesso di inferiorità» nei confronti della Russia moscovita. «Dal punto di vista dell’approccio psicologico informativo, l’on data di nazionalismo ucraino è spiegata dal massiccio indottrinamento ideologico della popolazione del paese da parte dei rappresentanti delle forze che cercano di far rivi vere il fascismo», conclude l’abstract.
«Questa è una giustificazione per la guerra, ed è un uso improprio della scienza psicologica», dice con convinzione Robertas Povilaitis, psicologo lituano: «Se si traggono conclusioni usando teorie psicologiche per dimostrare che è necessario l’intervento mi litare per invadere un altro paese, questo è già al di là di ogni psicologia, è tutta un’altra cosa». Povilaitis un anno fa si è dimesso in segno di protesta dalla sua carica nel comi tato esecutivo della International Union of Psychological Science (IUPsyS).
Mentre nei confronti dei cittadini russi i vertici della Russian Psychological Society sembrano volersi allontanare dalle pratiche psicologiche e psichiatriche riconosciute dalla comunità scientifica internazionale, violando il codice di condotta etico che dovrebbero condividere, nella proiezione esterna fanno ancora parte della IUPsyS.
«Non credo che le cose debbano andare in questo modo in una organizzazione inter nazionale», racconta Povilaitis. Nel 2022 la National Psychological Association del l’Ucraina ha inviato una lettera all’Unione internazionale degli psicologi per chiedere di discutere sull’eventuale espulsione della società russa di psicologia, ma la richiesta non è stata nemmeno messa in agenda. Due anni dopo, in occasione dell’assemblea generale della IUPsyS, la richiesta è stata avanzata nuovamente dall’associazione de gli psicologi lituani, di cui Povilaitis fa parte, sostenuta da altre associazioni, ma anche stavolta il tema non è stato né discusso né messo ai voti. Infine, lo scorso anno altre nove associazioni nazionali, incluse Ucraina, Lituania ed Estonia, hanno inviato una ulteriore missiva all’organizzazione internazionale per chiedere di affrontare urgente mente l’argomento, ma finora la Russian Psychological Society è rimasta membro della IUPsyS. Al contrario, la European Federation of Psychologists’ Associations – che pure nel 2019 aveva ospitato un grosso congresso a Mosca – ha espulso la società russa nel giugno del 2022. In una pagina del proprio sito, la federazione europea motivava questa scelta con i dubbi sollevati circa il rispetto dei princìpi etici, la responsabilità nei confronti della società e il mantenimento dell’integrità necessari nell’esercizio della professione di psicologo. Povilaitis riconosce per queste organizzazioni l’esistenza di una domanda scomoda: «È spiacevole vedere de gli psicologi che sostengono un regime mili tare? Dobbiamo discuterne, non possiamo restare in silenzio e non prendere provvedi menti; ecco il motivo per cui mi sono dimesso da quell’incarico». Per scrivere questo arti colo, ho inviato una email alla IUPsyS chiedendo un commento, ma non ho ricevuto risposta.
Al termine della conversazione con Valeriia Palii, le ho domandato se a suo giudizio fosse possibile in Russia un giorno invertire la rotta di questa militarizzazione psicologica. Forse un giorno chissà, ma al momento non è molto ottimista, anche perché a malincuore riconosce che a modo loro gli autori di questa «macchina per il lavaggio del cervello» sono «purtroppo molto, molto efficaci».