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Abbiamo desiderato, vissuto e lottato follemente

Raha Bahloulipour aveva 24 anni e un amore vitale per il cinema e la letteratura. Studiava italiano all’Università di Teheran e teneva il diario dei film che aveva visto su Letterboxd. Leggeva Darwish e Valeria Luiselli, guardava film europei e scriveva in persiano. Il regime iraniano l’ha uccisa con una pallottola nei polmoni, ma il suo nome e quello di tutti gli iraniani riecheggerà in eterno

Il 2 gennaio, Raha Bahloulipour ha guardato Sentimental Value, l’ultimo film del regista norvegese Joachim Trier, nella sua stanza del dormitorio all’Università di Teheran. È stato il primo film che ha visto nel 2026, e le è piaciuto molto.

Lo so perché Raha era, come me, un’avida utilizzatrice di Letterboxd, un social per chi ama il cinema, che permette di fare la lista dei film visti, di recensirli, valutarli e di creare delle liste personalizzate. Nel suo dia rio su Letterboxd, Raha annotava quando, dove e in che situazione guardava i film e cosa ne pensava. Aveva iniziato il suo diario nell’agosto del 2023 e aveva registrato un totale di 795 film durante i suoi 888 giorni sul social. Ha messo un cuore al film di Trier, indicando che era tra i suoi preferiti. Lo ha anche taggato con “proteste”, per annotare che lo aveva guardato mentre le manifesta zioni antiregime scuotevano il suo paese.

L’8 e il 9 gennaio, il regime iraniano ha falcidiato migliaia di manifestanti in tutto il paese. Raha era tra loro: è stata uccisa da un proiettile che le ha perforato i polmoni. Raha, studentessa ventiquattrenne di Letteratura italiana all’Università di Teheran, ha partecipato alle proteste fin dall’inizio, il 29 dicembre. Quel giorno, ha condiviso le sue impressioni in un post su Telegram che mescolava inglese, italiano e la sua lingua madre, il persiano.

«Che giornata! Che notte!», ha scritto.

«Queste strade, questi sentimenti», ha continuato: «Voglio che la mia vita sia così». Il suo post si conclude con un appello per una manifestazione di solidarietà nel campus dell’università.

Il canale Telegram di Raha, come gran parte della sua vita, era dedicato all’arte e alla cultura. In migliaia di post, a partire da dicembre del 2019, ha scritto della mu sica, dei romanzi e dei film che amava. Ha anche condiviso il suo amore per la città di Teheran e le foto che scattava durante le sue passeggiate per la metropoli. Se fosse appartenuta a un’altra epoca o luogo, Raha avrebbe forse preferito non impegnarsi in politica. Nell’agosto del 2023 citava Joan Didion: «Non ti sto dicendo di rendere il mondo migliore, perché non penso che il progresso sia necessariamente parte del pacchetto. Ti sto solo dicendo di viverci dentro».

Ma per una donna nell’Iran contemporaneo, rimanere distante dalla politica è impossibile. La Repubblica islamica non solo limita quel che puoi indossare, ascoltare e guardare, ma il suo malgoverno distrugge anche il tuo tenore di vita. Nel febbraio del 2025, ha scritto su X: «Sono nell’epoca di più grande indigenza della mia vita. Riesco a malapena a permettermi un pasto al giorno». Come molti suoi compatrioti, Raha non riusciva a immaginare un futuro. Più o meno nello stesso periodo, ha scritto: «Odio, odio, odio la Repubblica islamica, mi ha così stancato».

Il precedente grande movimento di protesta dell’Iran era scoppiato nel 2022, e Raha, allora ventenne, aveva condiviso il suo sostegno su Telegram. Si identificava profondamente con lo slogan del movimento, “Donna, vita, libertà”. Potrebbe aver pensato a uno dei suoi film preferiti, The Dreamers di Bernardo Bertolucci (registrato e contrassegnato con un cuore su Letterboxd nel di cembre del 2024), su giovani bohémien trascinati nelle proteste studentesche a Parigi nel 1968: la politica chiamava Raha come chiama i protagonisti del film.

Ha assunto un ruolo ancora più attivo nelle proteste che si sono espanse a gennaio.

Ha postato regolarmente per documentarle. Il 5 gennaio ha spiegato il cambiamento in corso sul suo canale, dicendo ai suoi follower: capisco se non vi sentite a vostro agio con questi contenuti politici e preferite andarvene.

Nel frattempo, non ha mai smesso di guardare film. Ha taggato un totale di 22 film con “proteste”, guardandoli durante i giorni tempestosi di gennaio. Il 4 gennaio, ha visto il thriller britannico V per Vendetta, incentrato su manifestazioni di massa contro un governo fascista distopico. Lo stesso giorno, ha trovato il tempo per guardare Jennifer Lawrence e Robert Pattinson confrontarsi in Die My Love e per rivedere il musical sentimentale La La Land. Con l’interesse suscitato da Trier, ha visto il suo celebrato film La persona peggiore del mondo il 6 gennaio.

Non sapeva che questa sarebbe stata l’ultima nuova visione che avrebbe registrato su Letterboxd (quel giorno, più tardi, ha an che registrato un rewatch di Sound and Fury di Houman Seyyedi).

Il regime aveva imposto un blackout totale di internet. Raha è riuscita a connettersi brevemente il 9 gennaio. «Mi sono connessa solo per un momento», ha scritto su Telegram, «e voglio solo scrivere: Donna, Vita, Libertà. Per sempre». Questo è stato il suo ultimo post, il suo testamento politico.

Gli iraniani piangono migliaia di morti. Il numero esatto non lo conosciamo: nessuno crede al conteggio del regime di tremila morti; alcuni nell’opposizione sostengono che il numero reale sia dieci volte superiore. An che nella stima più bassa, questa è la peggiore strage di manifestanti nella storia iraniana. E qualunque sia il conteggio finale, ogni individuo è una perdita straziante e terribile.

Molti dei caduti lasciano dietro di sé profili sui social media che aprono finestre, per quanto strette, sulle loro vite, le loro aspira zioni e perché e per cosa hanno rischiato le loro vite.

La storia di Raha si è diffusa rapidamente nelle ultime settimane in parte perché i suoi post su Telegram mostrano la sua natura gioiosa che ora è dolorosissimo da guardare.

«Sono davvero una grande fan della vita», ha scritto nel novembre del 2025. In un video virale registrato in università, la si sente praticare il suo italiano: «Forse perché mi piace vivere moltissimo quindi». In un post su Telegram, ha citato il memoir di Matt Haig Ragioni per continuare a vivere: «Voglio la vita. Voglio leggerla e scriverla e sentirla e viverla».

L’esuberanza di Raha era inestricabilmente legata al cinema e alla letteratura. Nel gennaio del 2020, a 17 anni, Raha ha scritto: «Finché il cinema può darti il coraggio di andare avanti, devi continuare a vi vere anche se è piena di dolore e sofferenza». Quattro anni dopo, ha scritto: «Amo il cinema perché amo gli esseri umani. Amo che gli esseri umani vivano ed esistano». Un anno dopo, ha scritto: «Devo così tanto al cinema. Gran parte del coraggio che sento dentro di me lo devo al cinema. Ho appena letto una lettera di Fellini e ora sono così in pace».

A giudicare dai suoi scritti, Raha apparteneva a un milieu a Teheran dove le arti sono una religione secolare. Questo mi tocca da vicino perché una volta appartenevo a un mondo molto simile. «Di giorno, sono presa dalla letteratura e di notte dai film», ha scritto Raha, e avrebbe potuto descrivere la mia giovinezza a Teheran, anche se ho 14 anni più di lei.

Raha adorava la regista belga Chantal Akerman. Il suo Toute une nuit (1982), che segue una ventina di persone durante una notte a Bruxelles, era tra i primi quattro di Raha su Letterboxd. «Ho bisogno di assorbire ogni momento di questo film», ha scritto dopo averlo rivisto. Nel mondo della lettera tura, riservava un posto speciale ad Albert Camus che, assieme a Milan Kundera, Jostein Gaarder, Simone de Beauvoir e pochi altri, è rimasto centrale per la sua genera zione come lo era per la mia. Ha postato una citazione da una lettera d’amore che l’attrice francese di origine spagnola María Casares scrisse a Camus: «Amore mio, vorrei conoscere una lingua mai usata prima per parlarti». Tradotta in persiano, la frase suona come una poesia.

Mentre Raha si immergeva nei suoi studi universitari, i suoi post riflettevano le sue letture in italiano. Penelope alla guerra di Oriana Fallaci era nuovo tra i suoi preferiti; lo scorso settembre, ha scritto con entusiasmo di una lezione sulla Divina Commedia di Dante.

Molte delle opere che lei – e io – abbiamo esplorato da giovani in Iran sono di origine europea, ma ciò che la attirava era la loro universalità. Raha non assorbiva nulla passivamente: interagiva con le opere d’arte occidentali assieme a quelle iraniane, mettendosi in relazione con loro. Il nome del suo canale Telegram esemplificava questo tra sporto di idee: Le vent nous portera (“Il vento ci porterà”) è una canzone di una band rock francese, che prende il nome da un film del regista iraniano Abbas Kiarostami, che lo ha preso da una poesia della poetessa iraniana Forough Farrokhzad.

Raha non consumava solo opere occidentali. Leggeva anche il poeta palestinese Mahmoud Darwish e la romanziera sudcoreana Han Kang. Amava molto anche l’autrice messicano americana Valeria Luiselli, poiché la sua sensibilità moderna aiutava Raha ad apprezzare le passeggiate da flâneuse nella sua stessa Teheran. «Ora che non sono qui, improvvisamente mi ritrovo a sognare di camminare per le strade di Teheran», ha scritto l’anno scorso. «Questa città è veramente la mia amante. Piena di peri coli, caos, vita e passione». Altrove, ha scritto: «Attualmente amo Teheran, la lingua ita liana, il cinema, la traduzione e gli esseri umani meravigliosi».

L’esuberanza di Raha contrastava netta mente con la cultura del martirio promossa dal regime teocratico sotto cui viveva. I governanti dell’Iran, come molti fondamenta listi religiosi, celebrano l’indifferenza verso la vita terrena e puntano lo sguardo su ricompense postume.

Ora, mentre gli iraniani seppelliscono i loro nuovi martiri, è nata intorno a loro una cultura completamente diversa. I funerali non presentano il tradizionale lutto rassegnato, ma una sfida e una celebrazione della vita. Invece del termine islamico shahid, o “martire”, gli iraniani hanno adottato il ter mine persiano javidnaam, o “nome eterno”, per connotare questa loro nuova mentalità. La designazione si adatta molto bene a Raha. Non potrà guardare nessuno dei 279 film sulla sua “to watch list” di Letterboxd. Non finirà la sua laurea in italiano. Ma i suoi scritti saranno davvero eterni, e il suo nome vivrà tra gli iraniani che ancora lottano per riprendersi il loro paese: Raha Bahloulipour, la cui vita le è stata tolta forse, soprattutto, perché l’amava così tanto. Come ha scritto su Telegram: «Niente in questa vita è stato come volevamo. Ma lo abbiamo voluto e amato follemente e abbiamo lottato per lui».

 

©2026 The Atlantic Monthly Group. All Rights Reserved. Distributed by Tribune Content Agency, LLC. Questo articolo è apparso per la prima volta su theatlantic.com ed è stato tradotto dal l’inglese con il permesso dell’Atlantic.

Arash Azizi è uno storico e scrittore iraniano americano. I suoi articoli sono stati tradotti in 18 lingue, in italiano si può leggere «L’Iran in fiamme. Donna, vita, libertà» (Solferino, 2024).