Cerca

E cosa stai leggendo, di bello? Un libro da cesso

I libri da comodino sono fiabe della buonanotte per gente con un lavoro vero. I libri da cesso, invece, sono una festa: conversazioni mai stanche, da riprendere in ogni momento col brio e la confidenza con cui le avevi abbandonate. Non una stanza tutta per sé, ma un bagno pieno di Arbasino, Gore Vidal e Susan Sontag

In autunno e/o ha fatto uscire un libro interessante d’un autore impronunciabile: Rifiuto, di Tony Tulathimutte. Nella scheda editoriale c’era scritto: romanzo di racconti. Io, che sono sempre amabile e prudente nei giudizi, ho pensato: ma sono scemi. Cosa significa. Chi è il loro pubblico. Ma lo sapevo benissimo, chi era il loro pubblico.

Lo conoscevo per nome.

Era quello che avevo incrociato una decina d’anni fa, nella pagina Amazon di Felici i felici, il romanzo perfettissimo di Yasmina Reza. Era il tizio che commentava «troppi personaggi», che commentava «non si segue il filo», che commentava «un’accozzaglia». È lui che va avvisato, e «ro manzo di racconti» è un’avvertenza per l’uso: ehi, accozza glia, guarda che i personaggi cambiano da un capitolo al l’altro. Suggerirei una formulazione diversa, che spero non impermalisca nessuno degli autori che mi accingo a citare. Tra i miei libri più cari, tra quelli che non mi stanco mai di sfogliare, ci sono i diari di Richard Burton, purtroppo inediti in italiano. Ci sono le lettere di Luchino Visconti, finora hanno pubblicato solo quelle fino al 1961 e io non vedo l’ora che arrivi il volume successivo. C’è Invano, di Filippo Ceccarelli, col più bel sottotitolo della storia del l’editoria (Il potere in Italia da De Gasperi a questi qua). Ci sono i Diari di Susan Sontag. C’è la trilogia del Cretino di Fruttero&Lucentini, e ci sono gli articoli di Gore Vidal. C’è Fratelli d’Italia di Alberto Arbasino, ma dello stesso autore c’è anche Un paese senza. E c’è Schottenfreude, un libro di parole tedesche inventate da Ben Schott per dire le cose per le quali non ci sono parole. Cose come: cos’abbiano mai in comune questi libri.

Arbasino diceva che Fratelli d’Italia era una festa, arrivavi, parlavi con un gruppetto, ti allontanavi, origliavi qualcun altro. Ben Schott la chiama Fetenlauschangriff, entrare e uscire dalle conversazioni. Io, che sono meno elegante ma più a portata di lettore medio di loro, li chiamo: libri da cesso.

Lo so, sembra squalificante, ma io trovo assai peggio «libri da comodino». Ogni volta che qualcuno mi chiede «cosa stai leggendo» mi viene lo sconforto, mi figuro qualcuno con un lavoro vero, con giornate assai più impegnative delle mie, che la sera prende dal comodino un qualche tomo e dopo due pagine s’assopisce. I libri da comodino sono fiabe della buonanotte. I libri da cesso, invece, sono conversazioni mai stanche, che puoi riprendere in qualunque momento col brio e la confidenza di quando le avevi abbandonate. Una giornata di diario, una lettera, un para grafo sull’Italia degli anni Settanta, un aneddoto ceccarelliano, un qualunque frammento.

Apro al novembre del 1956, Susan Sontag annota tre righe sulla morte, dieci anni prima, di Gertrude Stein. Era uscita da un coma profondo, chiede ad Alice Toklas «Alice, Alice: qual è la risposta?», la sua compagna replica «Non c’è risposta», e lei dice «Beh, allora qual è la domanda?», e ripiomba in coma. Ho bisogno di leggere altro? Davvero mi serve più trama? Ma certo non posso usarlo come risposta a «E cosa stai leggendo, di bello?».

Se a vent’anni mi avessero chiesto dove desiderassi trovarmi nelle case degli altri, avrei senza esitazione detto: nello scaffale Adelphi. Adesso che ho vissuto abbastanza da avere le giuste priorità, darei una risposta assai più ambiziosa: tra i libri da cesso (che non sempre si tengono al cesso: io ne ho molti in cucina, invece di spolliciare il telefono aspetto che esca il caffè piluccando un libro da cesso). Non so se a una donna serva una stanza tutta per sé, ma sono pronta a battermi per il diritto di ognuna ad avere un bagno in cui ci sia spazio per almeno due scaffali di libri da cesso.

Guia Soncini (Bologna, 1972), scrittrice. Ha pubblicato, tra gli altri, «I mariti delle altre» (Rizzoli, 2013, Premio Forte dei Marmi), «L’era della suscettibilità» (Marsilio, 2021) e «L’economia del sé» (Marsilio, 2022). Il suo ultimo libro è «Questi sono i 50» (Marsilio, 2023).