Nel 2024 Tilda Swinton è volata a Taipei per le sue performance di Embodying Pasolini. Come annunciato, durante lo spettacolo avrebbe indossato e tolto i costumi usati un tempo nei film del regista queer Pier Paolo Pasolini. I biglietti erano andati esauriti non appena aveva aperto il botteghino – per il pubblico taiwanese, Swinton è una superstar di Hollywood.
Da appassionato dei film di Pasolini sin dal liceo, aspettavo con grande curiosità di vedere come Swinton avrebbe interpretato quei costumi. Tuttavia non potevo competere con quei bot che comprano biglietti online più velocemente degli esseri umani, quindi non riuscii a ottenere nemmeno un biglietto dal sito ufficiale. Decisi allora di cercare biglietti extra su un forum locale, senza troppe speranze, ma per fortuna uno sconosciuto, un uomo molto più giovane di me, si offrì di vendermi un biglietto in più a un prezzo ragionevole. Anche lui sarebbe andato allo spettacolo, ma il suo amico non poteva più venire. Per completare la transazione nel minor tempo possibile, decidemmo di incontrarci di persona anziché fare tutto online. Ci accordammo per vederci in una grande stazione della metropolitana di Taipei, dove lui mi avrebbe consegnato il biglietto stampato e io lo avrei pagato in contanti. Questo tipo di transazioni clandestine nelle stazioni della metro sono piuttosto comuni nel centro di Taipei.
Per rendere l’incontro meno imbarazzante, attaccai discorso, chiedendogli perché volesse vedere lo spettacolo di Swinton di persona, soprattutto considerando che il biglietto era piuttosto costoso per gli standard di Taipei. Rispose timidamente che gli piacevano i film hollywoodiani di Swinton. Ed era pure curioso di capire come avrebbe interpretato quei costumi, perché aveva sentito dire che Pier Paolo Pasolini affidava spesso a Swinton ruoli femminili da protagonista.
Sorrisi alla sua risposta senza dire nulla. Sapevo che era troppo giovane per rendersi conto che Swinton non aveva ancora quindici anni quando Pasolini fu assassinato nel 1975. Cosa avrebbe mai potuto chiederle di fare Pasolini in un film? Di interpretare una delle docili vittime nel famigerato Salò? Era troppo giovane per sapere che era stato in realtà Derek Jarman, non Pasolini, a darle spesso ruoli da protagonista. Eppure, forse oggi per i giovani spettatori ha perfettamente senso confondere Jarman e Pasolini come se fossero la stessa persona.
Quando finalmente assistetti allo spettacolo, pieno di entusiasmo, fui travolto da un’ondata di ricordi. Guardando Swinton, non vedevo solo lei, ma anche Pasolini e Jarman. Riconobbi molti dei costumi, in particolare quelli dell’Edipo Re di Pasolini, che Swinton sfiorava delicatamente e indossava con eleganza davanti al pubblico. Ma naturalmente, mentre guardavo Swinton, vedevo anche Jarman. Ricordo come da studente universitario avessi visto Edward II di Jarman – il film che valse a Swinton importanti premi come attrice – in una sala gremita durante il Golden Horse Film Festival. Prima che guardare film online diventasse anche solo vagamente immaginabile, quel festival era il principale punto di riferimento taiwanese per il cinema arthouse internazionale. YouTube sarebbe nato soltanto nel 2005.
Ma forse non era nemmeno la prima volta che il pubblico taiwanese vedeva Swinton sul grande schermo. Ne I taccuini del coccodrillo – l’unico romanzo pubblicato da Qiu Miaojin, probabilmente la più nota scrittrice lesbica dell’Asia orientale prima del suo suicidio – un personaggio ricorda di aver visto The Garden di Derek Jarman proprio durante quel Golden Horse Film Festival. Qiu chiude addirittura il romanzo con un avatar di Jarman. In un certo senso, mentre guardavo Swinton a Taipei, stavo quasi vedendo l’immagine di Qiu sovrapporsi a quella di Swinton, proprio come l’immagine di Pier Paolo Pasolini si era mescolata a quella di Jarman nella mente di quel giovane ragazzo, quello che mi aveva venduto il biglietto. Forse stavo anche assistendo all’immagine di Qiu che si fondeva con la mia.
Non ho mai conosciuto Qiu di persona. Ma dai racconti che circolano, Qiu, come molti altri amanti del cinema d’autore europeo a Taiwan – me compreso – andava al Golden Horse Film Festival come fosse un pellegrinaggio. Eppure le proiezioni autorizzate non erano sufficienti per le persone come noi, soprattutto per chi cercava di definire la propria identità sessuale guardando a modelli provenienti da quelli che percepivamo come paesi occidentali più avanzati. Gli appassionati di cinema non eterosessuale, nella Taiwan ancora conservatrice di quegli anni, erano affamati di cultura europea, che sembrava capace di accogliere identità e desideri al di fuori dell’eterosessualità. Anche se negli anni Novanta non potevamo ancora permetterci di viaggiare in Europa, potevamo almeno guardare i film europei come un surrogato dell’Europa reale.
Dalla narrativa di Qiu so che conosceva bene le sale video semiclandestine che fin dal liceo frequentavo anch’io. Forse anche lei, come me, era iscritta. In questi posti si noleggiavano videocassette di film che non erano disponibili nei cinema ordinari o nei Blockbuster. Sia I taccuini di un coccodrillo di Qiu, scritto prima della sua partenza da Taiwan per la Francia, sia il mio Membrana, scritto prima della mia partenza per gli Stati Uniti, facevano riferimento a numerosi film europei che non erano sempre disponibili al Golden Horse, nei normali cinema o da Blockbuster. Quei film, invece, li guardavamo sulle videocassette in piccole cabine dentro i videoparlour. Mentre molte coppie usavano le cabine come sostituti economici dei motel a ore, persone come me le trattavano come altari di culto. Di solito guardavo le videocassette che sceglievo da solo, con devozione, prendendo appunti. Credo che Qiu abbia visto diversi film di Jarman con Swinton su videocassette simili, nelle stesse salette video, con una dedizione analoga alla mia.
Questi luoghi erano in realtà molto simili alle sezioni video delle biblioteche pubbliche dove oggi si possono guardare i dvd legalmente. Ma le videocassette che noleggiavamo noi nelle salette degli anni Novanta erano copie non autorizzate di film europei e giapponesi. Taiwan era appena diventata democratica e non aveva ancora capito l’importanza del diritto d’autore nel cinema. Ecco perché avevo potuto vedere così tanti film di Pasolini fin dal liceo – i suoi film non venivano praticamente mai proiettati nei cinema a Taiwan. Sempre in una di quelle salette vidi finalmente L’impero dei sensi, l’audace capolavoro di Nagisa Oshima. Fui così turbato da quel film che decisi di intitolare la mia prima raccolta di racconti proprio Il regno dei sensi.
Chajian erguo – “sfiorarsi le spalle e continuare a camminare” in mandarino – è un’espressione così comune a Taiwan da essere diventata un cliché. Descrive quel momento in cui due persone che non si conoscono si sfiorano le spalle, più o meno, e continuano poi a camminare ciascuna nella propria direzione. L’espressione cattura quei quasiincontri del destino – persone che avrebbero potuto riconoscersi ma non lo hanno fatto, per puro caso. Questa espressione descrive bene come Qiu Miaojin, Ari Heinrich e io abbiamo vissuto la Taipei degli anni Novanta. Ari è lo studioso che ha fatto conoscere al mondo anglofono i libri di Qiu e i miei, traducendo Ultime parole da Montmartre di Qiu e il mio Membrana. È grazie a lui che i lettori americani hanno iniziato a conoscere le nostre opere. Ho scelto la parola “spalla” anche per il suo significato nelle varie culture. A Taiwan conosciamo bene espressioni come “portare una responsabilità sulle spalle” e “avere una spalla su cui piangere”. Le spalle richiamano l’idea di responsabilità e vicinanza. In mandarino, però, non usiamo l’equivalente dell’inglese brushing shoulders (“strofinarsi le spalle”, che ha anche il senso figurato di “incrociare qualcuno”), che sembra essere l’opposto di “sfiorarsi”.
Chiamo Qiu Miaojin con il suo cognome perché non ci siamo mai conosciuti di persona. Chiamo Ari Heinrich per nome perché eravamo estranei ma siamo diventati amici intimi. Tutti e tre abbiamo trascorso gli anni più intensi dei nostri vent’anni nella stessa città, nello stesso straordinario decennio, ma nessuno sapeva dell’esistenza degli altri. Solo negli anni Venti del Duemila ho lentamente capito che eravamo tutti là, nel centro di Taipei, e probabilmente ci eravamo passati accanto per le stesse strade senza riconoscerci. La cosa curiosa è che Qiu, Ari e io siamo tutti di bassa statura – le nostre spalle sarebbero state all’altezza giusta per un simile incontro. Qiu restò a scrivere narrativa a Taipei fino al 1994, quando partì per la Francia. Nel frattempo Ari, allora studentessa laureata in una delle principali università statunitensi, seguiva corsi a Taipei per perfezionare il proprio mandarino e lavorava saltuariamente per il Palace Museum. Ari trascorreva le notti nei locali di musica indie, mentre io la sera uscivo di rado. Da quando avevo iniziato a dedicarmi seriamente alla scrittura, trascorrevo quasi tutte le notti scrivendo, in uno stato di continua adrenalina.
Sia Qiu sia io siamo stati tra i numerosi autori che hanno contribuito alla letteratura queer taiwanese negli anni Novanta. La maggior parte delle persone considera quel decennio l’età dell’oro della letteratura queer taiwanese – qualcosa di unico in Asia. Altri paesi vicini, come Corea, Giappone e Cina, sono noti per la loro produzione letteraria ma non per la visibilità queer, mentre la Thailandia è conosciuta per la visibilità queer più che per la produzione letteraria. Taiwan, invece, ha conosciuto un boom senza precedenti di entrambe le cose nello stesso momento. Oggi Qiu è ricordata soprattutto per i suoi romanzi lesbici rivoluzionari pubblicati nella Taipei degli anni Novanta: I taccuini di un coccodrillo, uscito un anno prima della sua morte, e Ultime parole da Montmartre, pubblicato postumo. Il bestseller internazionale Brevemente risplendiamo sulla terra di Ocean Vuong si apre con una citazione tratta dalla traduzione di Ari di Ultime parole da Montmartre. Anche l’acclamato romanzo lesbico Cantoras di Caro De Robertis si apre con una citazione dalla traduzione di Bonnie Huie di I taccuini di un coccodrillo. Queste citazioni mostrano come la narrativa di Qiu venga oggi letta e apprezzata da lettrici e lettori in culture molto diverse.
Qiu e io abbiamo frequentato la stessa università a Taipei, ma lei aveva tre anni più di me. Da quanto sono riuscito a ricostruire, lei stava terminando l’università quando io mi sono iscritto come matricola nel 1990. Nel 1994 lasciò Taiwan per un corso di laurea magistrale in Francia, mentre io iniziavo il mio programma di master a Taipei. Sempre nel 1994 iniziai a prendere seriamente la scrittura di narrativa, mentre nello stesso anno Qiu pubblicava il suo primo romanzo, I taccuini di un coccodrillo. All’inizio degli anni Novanta mi chiedevo ancora se avrei dovuto provare a scrivere narrativa, ma Qiu era già abbastanza famosa da essere citata dagli studenti più anziani davanti a me per i suoi risultati letterari. Eppure, anche se le avessi sfiorato letteralmente le spalle, non avrei saputo riconoscerla.
La mia teoria sul perché non ci siamo mai incontrati di persona è semplice: non esisteva ancora una tecnologia per permetterci di riconoscerci facilmente. Gli scrittori affermati a volte comparivano in televisione o alle conferenze in università, ma gli scrittori studenti restavano praticamente invisibili. Se gli scrittori universitari del Ventunesimo secolo a Taiwan possono diventare celebrità grazie alla loro presenza sui social media, ma negli anni Novanta non era affatto così.
Il Bbs (Bulletin Board System), una piattaforma testuale simile a Craigslist o Reddit negli Stati Uniti, cominciò a diffondersi tra gli studenti taiwanesi a partire dal 1994. A metà degli anni Novanta, internet a Taiwan era un privilegio riservato a chi aveva rapporti con le università, come professori e studenti. Tuttavia gli utenti pubblicavano sotto pseudonimo, senza foto personali. Non condividevamo immagini perché le fotocamere digitali sarebbero rimaste un articolo di lusso per tutto il decennio. L’idea di cercare foto online è rimasta inimmaginabile fino al 2000 circa, quando si è diffuso Yahoo!, mentre la ricerca su Google è diventata possibile solo con il nuovo Millennio. A quel punto era già troppo tardi. Qiu era morta nel 1995 – lo stesso anno in cui pubblicai la mia prima raccolta di racconti. Sempre nel 1995, Membrana vinse un importante premio letterario e divenne poi il mio secondo libro nel 1996.
Nel 1995 ero connesso al mondo attraverso il Bbs e un indirizzo email collegato al sistema Bbs. Può sembrare strano usare un indirizzo email associato a un BBS, ma a metà degli anni Novanta Hotmail, Yahoo! Mail e Gmail non erano ancora disponibili. Poiché le Bbs erano ancora una novità a Taiwan nel 1994, è comprensibile che Membrana, scritto nel 1995, mostri il mio ingenuo entusiasmo – piuttosto datato secondo gli standard di oggi – per il sistema Bbs e le comunicazioni via email. Questo spiega anche perché I taccuini di un coccodrillo di Qiu, pubblicato nel 1994 e probabilmente scritto ancora prima, non menzioni mai alcuna forma di internet.
Quando incontrai Ari per la prima volta a una conferenza negli Stati Uniti, viveva ancora come una donna. Anche se ci conoscevamo di nome, non eravamo intimi. Rimasi perciò sorpreso – piacevolmente e profondamente – quando anni dopo mi comparve improvvisamente nella posta elettronica un suo messaggio. Aveva intrapreso la transizione di genere. Ora insegnava all’Università della California, a San Diego. A quel punto io insegnavo a Taipei, dove ero tornato dopo aver conseguito il dottorato negli Stati Uniti. Negli anni Novanta avevo pubblicato diverse opere narrative dichiaratamente queer. Ma dopo il rientro dagli Stati Uniti, dove avevo attraversato una fase di precarietà economica come neodottorato, spostai il mio focus sulla costruzione di una carriera accademica a Taiwan. Lo stipendio mensile dell’università mi permise finalmente di estinguere i debiti accumulati con la carta di credito negli Stati Uniti. Per tutti gli anni Dieci mi immersi nella scrittura di un importante saggio accademico sulla letteratura queer taiwanese per ottenere un incarico stabile – motivato, in parte, dalla relativa stabilità economica che l’accademia offriva rispetto alla narrativa.
Quando dunque Ari mi scrisse improvvisamente a metà degli anni Dieci proponendo di tradurre Membrana in inglese, ne fui onorato, ma rimasi anche perplesso. Dopo aver introdotto con successo Ultime parole da Montmartre ai lettori anglofoni, era ora interessato a Membrana – un romanzo che non avevo mai immaginato potesse raggiungere un pubblico di lingua inglese. Non riuscivo a capire come la traduzione potesse giovare alla sua carriera accademica, né alla mia, dato che la dedizione dei docenti a progetti di traduzione è spesso sottovalutata sia negli Stati Uniti sia a Taiwan. Temevo anche che mi avrebbe distratto dallo slancio accumulato con il saggio accademico che definiva la mia identità professionale. Ero diventato un accademico, non ero più un romanziere.
Domandai ad Ari: perché mai i lettori anglofoni dovrebbero essere interessati al mio romanzo? Rispose con una sicurezza che non riuscivo del tutto a comprendere – era convinto che lo avrebbero fatto. Gli chiesi anche cosa lo avesse spinto a scegliere Membrana. La sua risposta rivelò la connessione più profonda tra i nostri tre percorsi. Mi spiegò che leggeva sia la narrativa di Qiu sia Membrana come narrazioni transgender, anche se la maggior parte dei lettori probabilmente non avrebbe condiviso questa interpretazione.
La sua risposta mi sorprese. Anche se ricordavo che un personaggio di Membrana subiva un intervento di riassegnazione di genere, non avevo mai pensato al romanzo, generalmente classificato come testo queer, come a una storia transgender. Perché avevo inserito, a suo tempo, un personaggio transgender nel romanzo? Non lo ricordavo. Conoscevo anche le protagoniste femminili di Qiu, prive di una definizione di genere netta o comunque insofferenti al genere assegnato alla nascita, ma non mi era mai venuto in mente di leggerle come personaggi transgender. Eppure, ero d’accordo sul fatto che queste figure nella narrativa di Qiu risultassero nettamente diverse dalle persone cisgender.
La risposta secca di Ari mi scosse come da un lungo sonno. Perché mi ero impedito di riconoscere che i personaggi dei romanzi di Qiu – e anche i miei – potevano essere legittimamente letti come transgender? Mi servì del tempo per elaborarlo. Dopo la nostra conversazione, piano piano mi ricordai che nei primi anni Novanta, quando faticavo a fare i conti con la mia identità gay, a volte sognavo di diventare una persona del sesso opposto. Oggi può sembrare assurdo, ma nella Taiwan di quegli anni era comune, anche tra persone queer, confondere l’attrazione per lo stesso sesso con il desiderio di cambiare sesso. Dopo decenni vissuti come uomo gay per lo più in pace con la propria identità, avevo finito per dimenticare che un tempo avevo sognato di cambiare sesso, fino a quando l’email inaspettata di Ari mi riportò tutto alla memoria.
Dopo la pubblicazione della traduzione nel 2021, nel pieno della pandemia, rimasi sorpreso dal fatto che la traduzione di Ari ottenesse molta più attenzione di quanta ne avessi mai immaginata. Credo che anche lui fosse sorpreso. Era stato fiducioso che i lettori anglofoni avrebbero voluto leggere Membrana, ma non aveva previsto che il numero di questi lettori avrebbe superato le sue aspettative. Io stesso, che avevo detto di non riuscire a visualizzare lettori anglofoni alle prese con Membrana, mi ritrovai a guardare, uno dopo l’altro, lettori di lingua inglese che tenevano in mano una copia del romanzo su YouTube, TikTok e Instagram.
Credo di capire perché la traduzione inglese di Membrana abbia suscitato tanto interesse. Senza il lavoro di Ari, Qiu non sarebbe nota oggi ai lettori anglofoni. Senza il successo di Ultime parole da Montmartre, la traduzione di Membrana forse non sarebbe mai arrivata, Ari avrebbe potuto non avviare mai il progetto. È molto probabile che l’editore americano abbia accettato Membrana fidandosi della reputazione appena consolidata di Ari come traduttore eccellente. È anche possibile che molti lettori si siano incuriositi di Membrana proprio perché Ari, il cui nome era ormai strettamente associato alla popolare Qiu, ne era il traduttore. In questo modo, il successo di un autore queer taiwanese ha contribuito ad aprire un’altra porta. Questo mi fa riflettere sul fatto che se il nostro sfiorarci le spalle nella Taipei degli anni Novanta fosse stato davvero del tutto casuale.
Ciò che un tempo temevo di più è effettivamente accaduto, anche se ormai non definirei più quella sensazione “paura”. Da quando, nei primi anni 2020, hanno iniziato ad arrivare le reazioni alla traduzione inglese di Membrana, mi sono ritrovato sempre più distratto dal mio percorso accademico e riportato alla scrivania del narratore. Ora desidero scrivere un nuovo romanzo più che un’altra monografia accademica.
Questo essay sceglie una strada personale invece di ripercorrere la storia già consumata della letteratura queer taiwanese degli anni Novanta. In fondo, “sfiorarsi le spalle e continuare a camminare” non riguarda soltanto gli incontri mancati. Indica le reti silenziose che legano scrittori e traduttori attraverso il tempo, i luoghi e le lingue. Forse Qiu, Ari e io non ci siamo mai davvero incontrati nella Taipei degli anni Novanta, ma attraverso le traduzioni di Ari le nostre opere si sono trovate, creando il tipo di incontro che la vita reale non aveva saputo dare.
Ho detto che Qiu e io non ci siamo conosciuti di persona. Ma l’ho mai incontrata davvero? Non ne sono del tutto sicuro. Ricordo una sera piovosa dei primi anni Novanta – il clima tipico di Taipei – mentre mi dirigevo verso una proiezione di un film queer al Golden Horse Film Festival, con tutti i posti esauriti. Ero di ottimo umore, avendo il biglietto in tasca. Poco prima di entrare in sala, una sconosciuta uscì dall’ombra di una tettoia e mi chiamò timidamente, chiedendomi se avessi un biglietto extra da vendere. Mi voltai e vidi una piccola figura nel buio. Non la riconobbi, ma aveva qualcosa di stranamente familiare. La voce mi disse che era una donna più o meno della mia età, ma il suo aspetto era segnato, quasi privo di genere. Sembrava delusa, forse perché non poteva entrare alla proiezione, forse per altre ragioni che potevo solo intuire. Il cuore mi si strinse, ma risposi educatamente di no ed entrai nel teatro. Ci sfiorammo quasi le spalle. Non la rividi mai più, ma la sua ombra mi segue da allora.