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Finché lo raccontiamo Juice vola ancora

Il pilota diventato un’icona dell’aviazione ucraina e il fronte che continua a chiedere sacrifici. Ma la costruzione della memoria è affidata a chi sopravvive. Come sua madre, Liliya Averyanova, che racconta i sogni del figlio Andriy a tutti, ogni giorno. La storia di una famiglia che ha trasformato l’amore in testimonianza

Andriy “Juice” Pilshchykov, pilota ucraino della 40esima brigata d’aviazione tattica, ha difeso lo spazio aereo sopra Kyiv durante la guerra russo-ucraina. Nei primi giorni del conflitto, Andriy e i suoi colleghi hanno combattuto e abbattuto le forze aeree russe, superiori sia per qualità che per numero, impedendo alla Russia di ottenere il dominio del cielo sull’Ucraina».

Inizia così la descrizione della missione eroica di Juice sul sito del Museo nazionale dell’Aviazione e dello Spazio degli Stati Uniti. La traduzione ucraina del testo è stampata e affissa su una targa di metallo sulla tomba del pilota, sepolto sulla collina di Askold. Il 25 agosto 2023 è tragicamente morto durante una missione di addestramento e combattimento nella regione di Zhytomyr.

Durante tutto l’anno la targa commemorativa è esposta alla neve, alla pioggia, al sole. Gli amici di Andriy, ma anche politici e giornalisti stranieri vengono spesso a rendergli omaggio. Ma la madre di Juice, Liliya Averyanova, è lì ogni giorno.

«Non venire anche solo per un giorno significa che ho perso l’occasione di parlare con qualcuno, di trasmettere qualcosa a qualcuno, di ispirare qualcuno a fare qualcosa di importante» – spiega, in un freddo giorno di aprile, in piedi sotto l’ombrello accanto alla tomba del figlio, morto a 30 anni. Il sito del museo americano continua raccontando che Andriy ha compiuto oltre cento missioni di combattimento, ha contribuito alla leggenda del “Fantasma di Kyiv”, è diventato ambasciatore informale dell’Aeronautica ucraina. Ma il suo più grande contributo è stato ottenere per l’Ucraina i caccia F-16.

«Senza il suo impegno, è difficile credere che tale accordo sarebbe stato raggiunto in questa fase, o forse raggiunto in assoluto», scrivono in sua memoria.

«Ucraini e americani lo ricorderanno come uno dei piloti più esperti del Ventunesimo secolo e come un eroe», aggiungono sul sito del museo, nell’aggiornamento dell’autunno 2023.

Il nome del pilota è inciso anche su una delle targhe metalliche del Muro d’Onore del Centro Steven Udvar-Hazy, filiale del museo, situato a 40 chilometri da Washington. Lungo un viale alberato vi sono i nomi di chi ha avuto la passione per il volo e ha segnato svolte storiche nell’aviazione. Tra loro, anche Andriy Pilshchykov: placca n. 60, pannello 2, colonna 4, riga 92.

La madre racconta che dopo la morte del famosissmo pilota, il riconoscimento del titolo di Eroe d’Ucraina è rimasto incerto a lungo. Ma il fatto che gli americani abbiano riconosciuto per primi i suoi sforzi per ottenere gli F-16 ha innescato un cambiamento interno. Liliya Averyanova si è battuta con determinazione per onorare i meriti del figlio verso l’Ucraina.

«Dicevo ai nostri comandanti militari: il popolo ucraino ha già dichiarato Juice un Eroe, gli americani lo hanno riconosciuto. E voi, cosa aspettate?», racconta con la determinazione di chi non accetta ostacoli quando si tratta di suo figlio.

Il 30 settembre 2024, il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha conferito postumo a Pilshchykov il titolo di Eroe d’Ucraina e ha consegnato alla madre l’onorificenza della “Stella d’Oro” per il coraggio personale, l’eroismo dimostrato nella difesa della sovranità statale e l’impegno al servizio del popolo ucraino.

È stata lei a farlo succedere.

«La madre di Juice è una combattente. Non si comporta da vittima e agisce in modo molto lucido per raggiungere il risultato che si è prefissata» – racconta Masi Nayem, avvocato e militare delle Forze Armate dell’Ucraina.

Ha conosciuto Liliya Averyanova dopo la morte del figlio, e insieme si sono recati all’obitorio.

«Dentro di lei si nasconde un dolore immenso. Ma lo elabora trasformandolo in azione», continua.

«È una “donna tosta”» – sottolinea, e dopo una breve pausa aggiunge:

«Davvero tosta».

Dall’autunno del 2023, Liliya Averyanova parla a giornalisti, diplomatici, studenti di ogni età di come suo figlio abbia gettato le fondamenta di una nuova aviazione ucraina, di come abbia cercato di ottenere cambiamenti che non interessavano ai generali post-sovietici, e di come volesse scuotere una mentalità militare conservatrice. Racconta dei suoi voli di combattimento, della sua attività pubblica, dell’incontro con l’attore e regista americano Sean Penn, del viaggio negli Stati Uniti insieme al pilota e amico Oleksii Mese (noto come “Moonfish”) e delle loro pressioni sugli alti vertici per ottenere gli F-16. Parla della sua infanzia, delle sue passioni e della sua missione speciale.

«Le famiglie dei caduti hanno un enorme dovere: dare quante più informazioni possibili e impegnarsi strenuamente perché siano diffuse, a ogni costo» – afferma Liliya.

«Purtroppo da noi se non si parla di qualcuno e non si tiene alta l’attenzione, la tendenza è di ridimensionarne il valore di quella persona e di non apprezzarla».

Quella che racconta, però, è sempre la storia di Andriy – mai la propria.

«Ma è stata lei che l’ha cresciuto così», dice Masi Nayem.

«È grazie a lei che è diventato un grande uomo».

Università

Liliya Averyanova è nata in Moldavia. Da bambina si è trasferita con la famiglia a Černivci, dove ha concluso la scuola con la medaglia d’oro al merito scolastico. Era attratta contemporaneamente dalla musica – canta molto bene –, dalle arti applicate e dalla scienza. Ha una mente analitica, quindi detestava imparare a memoria. Le materie che più le riuscivano erano fisica e matematica.

«Mio fratello maggiore si occupava di elettronica» – racconta – «e per fargli vedere che potevo farcela anch’io, mi sono iscritta anche io a ingegneria elettronica, a Kharkiv».

Ha trasmesso la stessa determinazione e tenacia anche a suo figlio.

Dal 1981 la vita di Liliya è legata all’Università di Radioelettronica di Kharkiv, dove ha studiato la specializzazione in “Dispositivi elettronici”. Dopo la laurea, le fu proposto di rimanere al dipartimento, prima come ingegnera, poi come docente di elettrotecnica ed elettronica, sistemi di imaging medico e radioterapia. Il suo campo di ricerca e lavoro sono tutti i tipi di tomografia, radiografia, ecografia e risonanza magnetica.

Durante la Rivoluzione Arancione, quando gli studenti di Kharkiv venivano costretti ad andare alle manifestazioni a sostegno di Viktor Yanukovych, lei si rifiutava di lasciarli andare, e spiegava che potevano esserci provocazioni.

Lei stessa, insieme al suo cane, finì in un grande reportage fotografico intitolato “Il Kharkiv Arancione”, perché partecipava ai comizi dopo il lavoro e fu fotografata lì. I cani, dice, sono sempre stati parte della loro famiglia.

Nel curriculum accademico ufficiale di Liliya Averyanova c’è scritto: «Autrice di oltre 70 pubblicazioni scientifiche e metodologico-didattiche, di cui 4 sono brevetti per invenzioni».

«In realtà ora sono di più, solo che nessuno aggiorna i dati», dice sorridendo durante il nostro incontro nella libreria Sens, quella accanto al Parco della Gloria Eterna, vicino alla stazione Arsenalna di Kyiv. Liliya ha un bellissimo e ampio sorriso.

La madre di Juice incontra spesso giornalisti occidentali nella libreria. Da lì è vicino sia all’appartamento che affitta nella capitale, sia alla tomba di Andriy. Dopo la sua morte, Liliya ha deciso immediatamente di trasferirsi a Kyiv.

«Non ho mai sognato di vivere a Kyiv. Mi sarei trasferita solo se fosse stato necessario per Andriy» – spiega.

«E così è stato: ora lui è qui per sempre. E io sono qui con lui».

La docente, che ha più di vent’anni di esperienza, ha appena finito di scrivere un manuale didattico intitolato Sistemi di imaging a raggi X. È un libro di testo per studenti del terzo anno, a cui insegna online da Kyiv. È convinta che il libro sia molto importante, soprattutto in tempo di guerra, quando è aumentata la domanda di specialisti nel campo della tomografia computerizzata. Il manuale avrà una dedica ad Andriy.

«Perché così si fa. Bisogna essere grati ai ragazzi che, con la loro vita, ci permettono di portare avanti il nostro lavoro pacifico».

Un esempio

Liliya aveva 29 anni quando è nato suo figlio. Era il 1993. All’epoca la situazione economica era molto difficile e in pochi si decidevano ad avere figli. Ma lei desiderava moltissimo questo bambino. Perché il figlio è nato da un uomo che lei amava profondamente e che considera geniale.

«Era semplicemente impossibile non avere quel bambino», racconta la madre dell’eroe, con particolare dolcezza.

Borys Pilshchykov, il padre di Andriy, progettava simulatori per l’addestramento degli astronauti, dirigeva un ufficio di progettazione di mezzi didattici, aveva una mente molto immaginativa e aveva persino recitato in alcuni film.

«Sia il padre sia Andriy avevano un grandissimo fascino. Contagiavano gli altri con i loro sogni e facevano in modo che ci credessero», racconta Liliya.

Il padre lavorava in un ufficio fuori dal comune, pieno di modelli e prototipi: per un bambino piccolo era un vero paradiso. Quando Andriy andava dal papà al lavoro, lui gli dava riviste di design tecnico e gli permetteva di ritagliare le immagini che più gli piacevano. Era anche campione sportivo di canoa, e pian piano introdusse il figlio allo sport e ai lavori manuali “da uomini”.

Borys Pilshchykov morì quando Andriy aveva solo 10 anni, a causa di una malattia. Ma la madre è convinta che «grazie a lui, fin da bambino Andriy ha conservato dentro di sé qualcosa di molto profondo».

Da piccolo era appassionato di macchinine, poi arrivò l’amore per gli aerei. A quattro anni conosceva già molte marche di automobili. A cinque, iniziò a collezionare modellini di aeroplani, ognuno con la propria descrizione tecnica e caratteristiche.

Ma la passione per l’aviazione non nacque solo dai modellini. Il cugino di secondo grado di Juice, Vladyslav Popov, originario di Kharkiv, era navigatore su aerei da trasporto e aveva lavorato per l’industria aeronautica. Aveva viaggiato in tutti i continenti.

«Andriy lo ascoltava a bocca aperta e desiderava tantissimo somigliargli», racconta Liliya.

Giocavano insieme ai simulatori di volo sul computer. Il cugino gli portava regali da ogni parte del mondo: cappellini, poster, fotografie.

«Per Andriy era come ricevere il pane del cielo», dice.

Il 23 giugno 2006, sulle rive del fiume Chari, che scorre nell’Africa centrale attraverso Ciad e Camerun, ci fu un disastro aereo: un AN-74-TK-200 con a bordo aiuti umanitari precipitò. Tutti e sei i membri dell’equipaggio morirono, tra cui il navigatore Popov. Per il tredicenne Andriy fu una perdita devastante.

I familiari del pilota caduto diedero al ragazzo molti oggetti e fotografie, sapendo quanto fosse appassionato. Alcuni di questi “reperti” Andriy li esponeva nella vetrinetta di casa.

«Buttammo via tutti i bicchierini, ogni soprammobile e tutta la roba da piccoli borghesi», racconta Liliya. «Niente carta da parati alle pareti, che erano integralmente ricoperte di poster».

Quando dovette lasciare Kharkiv nel febbraio 2022, fotografò con cura tutti gli oggetti del suo “museo domestico”, in modo da poterli sistemare allo stesso modo, altrove.

Il sogno

Per la madre di Juice, gli hobby e le passioni del figlio erano sempre stati fondamentali. Invece di comprare jeans o vestiti alla moda, risparmiava per la tecnologia. Alla fine gli comprò una macchina fotografica.

Andriy entrò molto presto nel mondo di internet e poi si unì alla comunità degli spotter, appassionati di aviazione che osservano e fotografano aerei.

Iniziò a scattare fotografie di velivoli negli aeroporti della regione di Kharkiv e a inviarle a un portale internazionale con una vasta galleria fotografica di aerei da tutto il mondo.

Durante gli ultimi anni di scuola, fu più volte contattato dalla rivista britannica AirForces Monthly, che gli chiedeva di pubblicare le sue foto. Quando ricevette per posta una copia con il suo nome, la portò con orgoglio a scuola per mostrarla ai compagni.

«La scuola era in centro, ed era un ambiente piuttosto benestante. Noi, economicamente, eravamo a un livello più basso. Andriy cercava di compensare con i suoi successi, che non si possono comprare», racconta la madre.

Ma è convinta che proprio quella scuola abbia influenzato positivamente la formazione del suo pensiero e della sua posizione patriottica. Studiava in una classe ucraina, mentre le altre tre classi parallele erano in lingua russa. I ragazzi partecipavano a molte attività legate a tradizioni, storia e cultura ucraine.

Andriy fece il suo primo lancio con il paracadute da adolescente. Usò i soldi ricevuti per il compleanno e inizialmente cercò di nasconderlo alla madre.

«Non capivo perché fosse tornato così tardi. Quella sera aveva l’aspetto di un uomo adulto. Gli era accaduto qualcosa di importante, ma non diceva nulla», ricorda. Dentro di sé moriva dalla voglia di raccontarle tutto, ma temeva la sua reazione.

Alla fine, le confessò.

«Io invece l’ho lodato: “Bravo! Hai fatto benissimo!”».

Tornò a vantarsi anche a scuola:

«Sai guidare la macchina? Io salto col paracadute» – questa era la sua logica per impressionare i coetanei.

Nel 2008, Andriy aveva 15 anni. All’aeroporto di Hostomel si svolgeva il salone aeronautico internazionale “Aviasvit – XXI”, un evento che in Ucraina si teneva ogni due anni.

«Appena vidi l’annuncio, decisi che dovevamo andarci», racconta la madre.

«Niente soldi? Non importa! Le bollette le pagherò dopo».

Sapeva che per suo figlio sarebbe stato un momento indimenticabile. E così fu: vide decollare uno dopo l’altro tutti i modelli dell’Antonov, dal vecchio “grano-spargitore” sovietico fino alla “Mriya” – l’aereo più grande del mondo.

Dopo l’inizio dell’invasione su larga scala nel febbraio 2022, la “Mriya” fu distrutta dai bombardamenti russi proprio a Hostomel.

Ma nel settembre del 2008, il giovane ragazzo di Kharkiv guardava quel gigante con emozione travolgente. Vedeva anche gli aerei militari sui quali, anni dopo, avrebbe volato lui stesso.

«Doveva sapere che sua madre lo sosteneva in tutto. Da solo non avrebbe mai chiesto di andarci, anche se ne aveva un desiderio enorme», dice Liliya.

La guerra

La vera paura non arrivò per Liliya nel 2022, ma molto prima – nel 2014. Allora, Andriy era al terzo anno dell’Università dell’Aeronautica di Kharkiv, intitolata a Ivan Kozhedub. A causa degli studi militari, non poté partecipare alla rivoluzione di Maidan a Kyiv, anche se desiderava molto andarci, seguiva tutto con partecipazione e viveva ogni evento.

Il 6 marzo 2014, il ragazzo tornò a casa e cominciò a preparare lo zaino. Tutti i cadetti, anche quelli che vivevano con le loro famiglie, furono messi in regime di caserma.

«Ho capito che era guerra. E che mio figlio si stava preparando ad andarci» – ricorda Liliya.

Era uno scenario del tutto realistico: la città di Kharkiv dista solo 30 chilometri dal confine con la Russia.

«All’epoca per molti sembrava inverosimile che si potesse sparare contro l’Ucraina. La gente a Kharkiv non si rese conto che per un soffio non toccò anche a noi» – constata.

La guerra cominciò davvero: la Russia occupò la Crimea, e i combattimenti si spostarono a est.

«Lo choc più grande lo vissi in quel momento. Dopo, in un certo senso, tutto si era già stabilizzato».

Nel febbraio 2022, la madre del pilota era ormai calma. Il figlio aveva finito da tempo l’università, aveva già servito per cinque anni come pilota da caccia su MIG-29 nella 40esima brigata di aviazione tattica, aveva visto da vicino i jet americani durante le esercitazioni a Starokostyantyniv, ed era stato in California per uno stage di addestramento al volo secondo gli standard Nato, dove i piloti americani iniziarono a chiamarlo Juice – per la sua passione per i succhi e perché era astemio.

Nel 2021 Andriy aveva completato il contratto quinquennale e si era congedato dalle Forze aeree, deluso da un sistema di comando inefficiente, rimasto indietro nello sviluppo. Aveva trovato lavoro alla Ukrspecexport, un’azienda di esportazione militare.

Ma né lui né sua madre avevano dubbi: se fosse scoppiata la guerra, sarebbe tornato a volare nei cieli, da militare.

Durante le vacanze invernali del 2022, la docente era andata a trovare dei parenti nell’Ucraina occidentale. Quando tornò a Kharkiv, gli eventi si precipitarono. Juice le disse chiaramente:

«Prepara le valigie».

«Per tranquillizzarlo un po’» – racconta – «gli dissi che avrei organizzato i documenti e iniziato a spedire le cose ai parenti con la “Nova Poshta”, il corriere. Dovevo fare tutto perché lui non dovesse preoccuparsi delle incombenze».

Così, con calma e razionalità, iniziò a impacchettare l’essenziale, lasciando il resto a Kharkiv.

Il 24 febbraio, Liliya Averyanova avrebbe dovuto tenere due lezioni all’università e poi prendere un treno Intercity per Kyiv, per stare più vicino al figlio che lavorava a Vasylkiv. Alle 5 del mattino, Andriy la chiamò per dirle che la guerra su vasta scala era cominciata.

«Dissi solo: “Ho capito. Sveglio i vicini e partiamo con la loro macchina”» – ricorda. Sapeva già cosa avrebbe fatto Juice. Sarebbe tornato a volare. Sarebbe tornato a difendere l’Ucraina nei cieli. Perché in guerra, i piloti mancano sempre.

Liliya raggiunse i parenti nell’Ucraina occidentale e lì rimase fino alla morte del figlio, eseguendo a distanza le sue istruzioni.

«Per me le sue richieste non erano mai una sorpresa. Se diceva: “Questo va fatto”, io lo facevo» – spiega la docente.

Parlavano raramente al telefono, preferivano i messaggi. Lei sapeva quanto fosse prezioso il tempo per un pilota militare e non voleva distrarlo inutilmente. Anche per scrivergli, doveva trovare un argomento serio, una notizia importante – mai chiacchiere banali.

«Altrimenti ricevevi solo un “+” o un “ok” e la conversazione finiva lì».

Quando poi cominciò a rilasciare interviste ai media occidentali, in cui diceva apertamente che all’Ucraina servivano subito i caccia americani – non in futuro, ma subito –, per lei fu una gioia.

Ascoltava la voce del figlio, e poi non aveva più bisogno di chiamarlo.

Il giorno della sua morte, il 25 agosto 2023, gli scrisse come sempre, senza sapere che lui non c’era più.

«Poi qualcuno mi disse che la sera prima aveva parlato con lui. Io risposi: “Allora avete avuto la fortuna di sentire la mia creatura. Avete parlato con lui più di me”», racconta Liliya.

La perdita

Forse il fatto che suo figlio fosse sempre così distante fisicamente ora la aiuta ad affrontare il dolore – ammette la donna.

Andriy è sempre stato “da qualche parte nell’orbita”, perciò lei non avverte con troppa forza la sua assenza fisica. La sua “aura energetica” resta comunque intorno a lei. Racconta la sua storia ovunque, organizza incontri, mostre.

Probabilmente, per molti genitori questo stile di comunicazione può sembrare insolito – suppone Liliya – perché tutte le madri vogliono sentire la voce del proprio figlio. Anche lei lo desiderava. Lo desiderava tantissimo.

Ma sapeva che ad Andriy piaceva molto lo stile di vita americano, in cui i figli si rendono indipendenti presto. «Io ho sempre rispettato profondamente la mia libertà, e anche la sua libertà andava rispettata» – afferma. «Mi raccontava sempre quello che riteneva importante. Eravamo più simili a due amici».

Liliya riceve ancora oggi grande sostegno da parte della giovane comunità che si è raccolta attorno a suo figlio. Sono persone attive in diversi settori, che le hanno dato una mano concreta nei momenti più difficili.

«All’inizio non avevo idea di come cavarmela a Kyiv» – confessa, ricordando la sua iniziale fragilità.

La chiesa sul colle di Askold è diventata per lei quasi come una famiglia. Ogni mercoledì vi si tengono commemorazioni per Andriy e per i suoi commilitoni caduti in guerra.

«Lo fanno con il cuore, ed è qualcosa di inestimabile» – dice.

La sua forza interiore si nutre dell’attivismo legato a tutto ciò che riguardava Andriy. Che sia dare un’intervista, partecipare a un incontro con il Presidente, condurre una visita guidata per gli studenti al Palazzo dei Giovani di Kyiv, inaugurare una mostra dedicata al figlio in biblioteca, registrare un video per l’Aeronautica ucraina per ringraziare gli americani degli F-16 – lei è sempre coinvolta.

«Quando vivi con un ritmo del genere, non hai il tempo di sprofondare in pensieri tristi e oscuri» – spiega la madre del pilota. Non risparmia nulla in souvenir. Ogni scuola che partecipava a una visita riceveva in dono una bandiera dei “Fantasmi di Kyiv”.

Subito dopo il funerale, Masi Nayem propose a Liliya di trasferirsi temporaneamente nel suo appartamento: lui partiva per una missione militare e lì sarebbe rimasto solo il suo cane.

«Barmaley è stato il mio miglior terapeuta. In quei giorni non avevo bisogno di persone, ma volevo accanto un’anima viva» – racconta Liliya, rievocando i momenti più dolorosi della sua vita.

Nayem confessa che durante la guerra per lui è diventato difficile costruire legami affettivi. Non tutti sono in grado di prendersi la responsabilità di mantenere un rapporto continuo con le famiglie dei caduti: è un peso emotivo enorme.

«Ma lei si è ripresa così in fretta – ricorda – che per un attimo ho pensato si fosse offesa per qualcosa. E invece no: è solo molto indipendente, ed è stata bravissima».

Liliya trovò subito un piccolo appartamento nei paraggi e iniziò una lotta quotidiana per portare avanti l’eredità del figlio. Come gesto di ringraziamento, regalò a Masi e al suo cane Barmaley dei calzini che lei stessa aveva fatto a mano.

«È un dono preziosissimo, perché sono frammenti della tenerezza di una madre che vengono trasmessi a chi le sta vicino» – spiega lui.

La memoria

Yuriy Ihnat, capo del servizio comunicazione del Comando dell’Aeronautica militare ucraina, racconta che durante la campagna informativa per ottenere gli F-16, è stata con Juice che ha avuto i contatti più frequenti – letteralmente giorno e notte.

Sua madre, invece, l’ha conosciuta purtroppo solo al funerale.

Fu lì che lei chiese al comandante dell’Aeronautica di poter vedere da vicino un F-16, quando finalmente fosse arrivato in Ucraina – perché quello era il sogno di suo figlio.

Ciò è avvenuto nell’estate del 2024.

Nel primo anniversario dell’incidente aereo in cui Andriy Pilshchykov perse la vita, Liliya Averyanova non solo vide il caccia americano F-16, ma poté anche sedersi nella cabina di pilotaggio.

«La madre di Juice è una donna fortissima. Non si è arresa e non si è lasciata andare allo sconforto» – afferma Ihnat, che la chiama ancora quasi ogni settimana.

Gli fa sempre piacere parlare con lei, perché grazie al figlio lei conosce molto a fondo il mondo dell’aviazione.

«Lei sta portando avanti la missione di Juice. La vediamo presente in moltissimi contesti pubblici, e questo è molto importante» – sottolinea con convinzione.

Liliya Averyanova non ha mai cercato la visibilità pubblica, ma oggi non la evita, perché quando parla una madre di un Eroe dell’Ucraina, le sue parole hanno un peso particolare.

«C’è chi dice: “Ma perché ti agiti tanto per questo Juice?”. Ma tutti devono capire cosa ha fatto davvero mio figlio, nel contesto della nuova realtà storica che stiamo vivendo» – spiega lei con determinazione.

Oggi i caccia americani F-16 stanno svolgendo la loro importante missione nei cieli ucraini.

È proprio questo che Juice voleva ottenere.

E sua madre farà in modo che nessuno lo dimentichi.

Questo articolo è apparso per la prima volta sull’Ukrainian Post il 29 aprile 2025.

Kristina Berdynskykh (Kherson, Ucraina, 1983), è una giornalista freelance e vive a Kyiv. È stata per otto anni corrispondente politica di The New Voice of Ukraine, oggi collabora con molte testate internazionali. Nel 2014 ha creato e-People, un progetto sui social media sui manifestanti di Euromaidan, che è poi diventato un libro. Nel 2022 è stata inserita nella classifica della Bbc delle 100 donne che hanno influenzato e ispirato il mondo.