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La copertina del Foglio Review raccontata da Francesco Poroli

L’illustratore che l’ha disegnata ci presenta “Natale tutte insieme”, la cover del nuovo numero del magazine del Foglio, in edicola da sabato 23 dicembre

È un Natale fatto di unità, combattività e sorellanza quello realizzato da Francesco Poroli, illustratore milanese che ha realizzato la cover della Review di questo mese. Sfidante nei colori, avanguardista nel messaggio. Per un nuovo anno all’insegna di grandi sfide, da affrontare insieme.

Qual è stato il processo creativo che l’ha portata a illustrare la cover del Foglio Review, “Natale tutte insieme”?

Il tema era natalizio, ma non in senso classico. Volevamo raccontare questo preciso Natale 2023, con un cenno anche alla complessità e alle turbolenze che lo attraversano, con particolare riferimento alla questione femminile. Ne è uscito un Natale femminista, dove le donne – da “angeli del focolare” – diventano protagoniste assolute e si stringono in una battaglia di sorellanza che fa muro e rilancia.

Quale criterio ha utilizzato per le scelte cromatiche della cover?

Sono la persona meno natalizia del mondo, appena un gradino sotto il Grinch e lo Scrooge di dickensiana memoria – per intenderci. Tra le numerose cose che non apprezzo del Natale ci sono la sua estetica e la sua palette di colori. Volevo evitare il più possibile il rosso e l’oro: ho dovuto cedere sul verde dell’albero, ma l’arancio e il magenta delle donne in copertina hanno compensato la mia idiosincrasia natalizia.

Il suo stile sembra essere molto geometrico e legato a forme solide. Cosa la espira e quali sono i suoi riferimenti artistici?

Le geometrie del mio linguaggio vengono contemporaneamente dai miei limiti e dalle mie influenze. Non ho mai studiato alcunché di artistico e non sono quindi in grado di disegnare correttamente una anatomia o una prospettiva: in questo la scelta – obbligata – di lavorare il più possibile componendo forme geometriche semplici si è trasformata nella mia cifra, invece che mettere a nudo una mia mancanza di partenza. Le influenze che hanno invece contribuito a questo tipo di approccio si ritrovano sicuramente nel futurismo, in Fortunato Depero e nei lunghi anni di grafica che hanno preceduto il mio lavoro di illustratore.

Se e quale tipo di impatto potrebbe avere l’AI nel lavoro dell’illustratore? E in questo senso: qual è il valore aggiunto della creatività personale?

Domanda bella e difficilissima. La velocità con cui corre l’AI è sorprendente – a tratti inquietante – e non saprei dire per certo come cambierà la nostra professione. Avrà, sicuramente, un impatto sul nostro mestiere, come su moltissimi altri, per condurci in un futuro che non riesco a immaginare, dove però spero saremo ancora in grado di distinguere l’autorialità dal prodotto artificiale. Di certo mi preoccupa un tratto quasi antropologico di questa faccenda. Mi spaventa l’idea che stiamo facendo passare per la quale tutto – qualunque risultato, qualsiasi operazione – sia sempre e comunque a disposizione in pochi istanti a chiunque, senza il bisogno di fare fatica, di impegnarsi e di lavorarci sopra. Il valore inestimabile di un percorso di apprendimento, della fatica del lavoro, dell’errore come strumento di crescita: davvero vogliamo un mondo che non tenga più conto di questo?

Quali sono le cose che più l’appassionano nel suo lavoro di illustratore?

Quando penso al mio lavoro mi rendo conto di avere numerose fortune che cerco di non dimenticare mai. La prima è di essere pagato per fare quello che amo, più che una fortuna quasi un privilegio. E poi, la fortuna sfacciata di poter raccontare storie e farlo attraverso le immagini: perché le immagini sono un linguaggio universale che non ha bisogno di traduzione, e soprattutto perché le storie sono – e restano – la cosa più potente del mondo.