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La morte delle farfalle

La memoria è una tiranna, non esiste regola su ciò che la mente trattiene o abbandona. Lo dimostrano i casi clinici di Oliver Sacks e Marjorie Wallace, lo dimostra Federì di Domenico Starnone. Io che mi ostino a costruire ricordi felici per mia figlia: o forse traumi

Riflettendo sul concetto di memoria menzognera rileggo Via Gemito di Domenico Starnone (Einaudi, Premio Strega 2001) – caposaldo della letteratura italiana, invenzione di una Napoli da cui deriva tanto racconto contemporaneo fino a Elena Ferrante, romanzo sulla memoria. Non solo quella del protagonista che ricostruisce l’infanzia, il padre impiegato delle ferrovie con l’ambizione di diventare pittore – prepotente, rissoso, polemico, furioso, carico di malevolenza alternata a benevolenza, meraviglioso Federì. In questo libro Domenico Starnone mette in scena il funzionamento della memoria: “Mia madre era colpita prima a pugni e schiaffi in un edificio situato tra la Stazione Centrale e l’ingresso dell’autostrada Napoli-Pompei, dentro una cucina che affacciava su binari e carri merce, forse nell’anno 1958. Poi sfuggiva a mio padre (…) per la camera da pranzo di via Gemito, nel 1956. Qui spalancava una finestra e cercava di scavalcare il davanzale per buttarsi giù. Ma qualcuno la tratteneva (mia nonna, mio padre, noi figli atterriti? ombre), e lei si divincolava con una forza insospettata e di nuovo scappava, dopo un balzo di almeno due anni”.

La memoria accorpa, censura, manipola, inventa, sovrappone tempi e luoghi rendendoli un’unica casa – via Gemito. Di più: la memoria scambia i ruoli.

Succede in Una notte di Giosuè Calaciura  (Sellerio) dove non viene messa in dubbio solo la Natività così come ci è stata tramandata, ma addirittura l’identità dei protagonisti. E allora: conta davvero cosa e chi ricordiamo? Quando il bambino è tutti i bambini, così le madri, i pastori, i viandanti, le sterili e le immacolate, i buoni e i cattivi, al punto che, nel finale sorprendente, gli opposti coincidono nella stessa persona.

Quanto dunque un evento è  percepito  diversamente da individuo a individuo? Quando un accadimento diventa ricordo?

Ebbene, tutto questo sfugge al controllo, come è evidente ne Il marinaio perduto (in L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks, Adelphi) dove il protagonista per un’amnesia retrograda (sindrome di Korsakoff) ricorda solo la giovinezza, dettagli precisi che gli funzionano da presente. Succede quindi che attraverso il racconto di un deficit cognitivo venga mostrata l’arbitrarietà della memoria per tutti, con le sue conseguenze – dolore, stupore, spaesamento, leggerezza. Seguiamo la storia del marinaio che, rincontrando il fratello dopo vent’anni, lo considera un impostore: “La smetta di scherzare, per l’età che ha, potrebbe essere mio padre” – redarguisce.

Inceppi di memoria narrati ne I tre fratelli che non dormivano mai, del neurologo Giuseppe Plazzi (Il Saggiatore), o ne Le gemelle che non parlavano di Marjorie Wallace, appena ripubblicato da Adelphi.

Casi clinici che evidenziano l’impossibilità di una regola, men che meno di un dominio su ciò che trattiene e abbandona la mente (vedi Tutto chiede salvezza, serie tv di Francesco Bruni dall’omonimo romanzo di Daniele Mencarelli, Mondadori). Senonché la scienza rilancia: l’epigenetica avanza l’ipotesi che i traumi siano ereditari. Il disturbo post-traumatico può essere trasmesso di generazione in generazione per mezzo di modifiche del Dna. A ribadire che la memoria non è controllabile. A ribadirlo soprattutto a me preoccupata da sempre di cosa possa ricordare mia figlia, e di conseguenza impegnata a creare per lei ricordi lieti: eccoci, per i suoi cinque anni, alla mostra Te con le farfalle, ammaliate dalla pubblicità che promette: “Centinaia di coloratissime farfalle che volano libere in un grande giardino fiabesco. Un’esplosione d’estate tropicale”. E ancora: “Mentre in natura vivono pochi giorni, nel nostro microclima artificiale le farfalle arrivano fino a due, tre settimane”. Falso: nel microclima, nel giardino fiabesco, le centinaia di farfalle promesse sono tre. Più altre immobili sul prato.

In questo modo un’esperienza che doveva costituire un ameno ricordo d’infanzia diventa trauma. Anziché incastonare la mia bambina in un mondo di meraviglia per prospettarle: la vita è questa cosa qui, colorata, leggiadra – io mi ritrovo a spiegare la morte. Il ciclo naturale dell’esistere, si nasce, si muore. Ridatemi i soldi.

Teresa Ciabatti (Orbetello, 1972), scrittrice. Tra i suoi romanzi: “La più amata” (Mondadori, finalista Premio Strega 2017), “Sembrava bellezza” (Mondadori, 2021). Dirige la collana “I pavoni” per Solferino.