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La resistenza porta a porta degli ucraini di Kharkiv

Nelle aree rurali dell’Ucraina orientale stravolte dalla guerra dal 2014, molte persone anziane continuano a vivere e a coltivare frutta e verdura. Spesso senz’acqua e senza corrente, faticano a raggiungere una farmacia o un ambulatorio. Ma una rete sanitaria porta in questi villaggi le cure, le medicine, due parole, anche i fili per l’uncinetto. E un bene molto prezioso: la continuità

Nelle regioni orientali ucraine di Kharkiv e Donetsk, intere comunità hanno imparato da più di dieci anni – la prima invasione russa dell’Ucraina è stata nel 2014 – a sopravvivere alla guerra. Nei villaggi, le case abbandonate, i negozi vuoti, le strade danneggiate sono i segni tangibili di quello che sembrava un conflitto limitato e che ha, anno dopo anno, deformato la vita quotidiana degli ucraini. La maggior parte degli abitanti della regione di Donetsk è stata sfollata verso l’Ucraina occidentale o in altri paesi europei, alle spalle sono rimaste le persone più anziane e le case che non potevano portare con sé. A Kharkiv, molti hanno iniziato a tornare nelle loro città e nei loro villaggi dopo la controffensiva ucraina del settembre 2022, che ha respinto le forze russe che avevano brevemente occupato la zona. Ma il fatto che siano tornati gli abitanti non significa affatto che sia tornata la normalità, anzi, spesso mancano anche i servizi essenziali. Nelle campagne, la popolazione, per lo più anziana, ha difficoltà ad avere accesso all’assistenza sanitaria, all’elettricità e persino all’acqua corrente, mentre lo stato concentra le sue risorse sulla difesa dall’aggressione russa e fatica a mantenere le infrastrutture di base nelle zone più isolate.

È qui che interviene l’organizzazione non governativa Emergency. Le sue squadre cercano di colmare il divario crescente tra un sistema sanitario sotto pressione e le persone che vivono nei villaggi senza strade asfaltate, senza trasporti pubblici o strutture mediche funzionanti. Per molti di questi ucraini, il presidio medico più vicino può trovarsi in un altro distretto, fino a trenta chilometri di distanza, oppure il percorso per raggiungerlo può essere pericoloso o inaffidabile a causa delle strade sterrate o dei ponti distrutti dai bombardamenti incessanti delle forze aeree di Vladimir Putin – anche le sirene che suonano di continuo sono un ostacolo. In aree dove una semplice infezione può rivelarsi fatale perché non si riesce a trovare o raggiungere il medico, Emergency ha creato una rete di community health workers, cioè ucraini che abitano qui e che vengono formati dallo staff medico dell’organizzazione per effettuare valutazioni di base, monitorare condizioni croniche, distribuire farmaci e segnalare necessità urgenti sia ai team di Emergency sia alle autorità locali. Con il sostegno dei donatori, l’organizzazione ristruttura anche alcune strutture già esistenti – spesso ex edifici amministrativi o spazi comunitari inutilizzati – per trasformarli in piccole unità ambulatoriali, in modo che così chi si ammala può ricevere le cure senza dover lasciare il villaggio o percorrere lunghe distanze.

La forza di questo modello risiede nel fatto che i community health workers non sono estranei. Sono persone conosciute, di cui ci si può fidare, perché vivono in questi villaggi da decenni, sanno quali famiglie hanno bisogno di visite regolari e chi non chiederà mai aiuto nemmeno quando ne ha disperatamente bisogno. Conoscevano queste famiglie molto prima dell’inizio della guerra, e rimarranno dopo che la guerra sarà finita, anche quando Emergency avrà lasciato il paese. Il loro lavoro è lento, costante ed è costruito sulla familiarità che nasce dal vivere vicini, dal conoscersi da tempo, dal difendersi e dal resistere insieme.

Camminando lungo le strade fangose di Novopavlivka, Oksana Scherbina, una dei community health workers di Emergency ed ex direttrice dell’ufficio postale del paese, passa accanto a file di case basse con ampi orti dove si intravedono le piante degli ortaggi. Anche sotto la minaccia e le bombe, gli ucraini che abitano qui continuano a coltivare frutta e verdura. Molte case tengono ancora volatili da cortile e animali domestici, un promemoria del fatto che la vita rurale continua nonostante il fronte si avvicini.

Alla fine della strada principale, un cane che abbaia annuncia il suo arrivo. Un attimo dopo, Zoia Vinnikova, 78 anni, esce sulla veranda e invita Oksana a entrare sotto il piccolo gazebo coperto di rampicanti.

Zoia ha vissuto per tutta la vita a Novopavlivka, nel sudest della regione di Kharkiv. Suo marito è morto molti anni fa e ha tre figli che abitano lontani: due vivono vicino a Leopoli e una vive in Russia – dal 2022 madre e figlia hanno perso i contatti. Come molti anziani della regione, Zoia non ha mai avuto l’acqua corrente in casa e dipende ancora dal pozzo nel suo cortile. La sua pensione è modesta, appena sufficiente per coprire i bisogni essenziali, e non può spostarsi autonomamente per raggiungere i negozi, l’ufficio postale o un ambulatorio. La farmacia funzionante più vicina è troppo lontana per andarci a piedi, e i trasporti pubblici non operano regolarmente dall’inizio dell’invasione su larga scala.

Non ha una malattia grave, Zoia, ma è in età avanzata, è isolata, i suoi legami familiari sono stati interrotti, fa fatica a muoversi e attorno a lei i servizi locali che un tempo costituivano la struttura della vita del villaggio non ci sono più. Non è abbandonata – i vicini la controllano e un nipote la va a trovare di tanto in tanto – ma la rete di sostegno informale attorno a lei è fragile, è fatta di altre persone anziane o in difficoltà. Oksana è diventata uno dei suoi principali punti di riferimento: le porta ciò che le serve, la aiuta a gestire i farmaci e talvolta le regala piccoli oggetti, come i fili per i tappeti all’uncinetto che Zoia realizza paziente e fiera.

All’interno della casa, Oksana fa la visita di controllo, chiede informazioni sulle condizioni e sui nuovi farmaci di Zoia, verifica se ha in casa medicinali a sufficienza e di cos’altro possa aver bisogno. In molti villaggi, persino il servizio postale fatica a raggiungere regolarmente gli abitanti, e ritardi di diverse settimane sono comuni. Per molte persone come Zoia, le cui condizioni possono peggiorare rapidamente senza controlli costanti, il ruolo di Emergency è essenziale.

Nonostante la stanchezza e l’incertezza, il lavoro silenzioso di Emergency offre una cosa rara: la continuità. I community health workers mantengono un fragile collegamento tra le persone e l’assistenza sanitaria che altrimenti perderebbero. La loro presenza non cambia il corso della guerra, ma per molte famiglie cambia il corso di una giornata, di una malattia, di una vita.

Diego Fedele (Gioia Tauro, 1990) è un fotogiornalista. Racconta l’est dell’Ucraina dal 2022. Ha vinto diversi premi internazionali per la fotografia.