Cerca

L’età dell’innocenza, cioè un altro modo di stare al mondo

Che senso hanno i circoli letterari e la critica quando volere bene, essere d’accordo e ammirare sono diventati sinonimi (il contrario di Bloomsbury)? Ogni desiderio, dalla lettura al sesso, sta quasi tutto nelle esitazioni: lo dicevano Proust, Yourcenar e Patrizia Cavalli. Viva le contraddizioni, le intermittenze del cuore, e la contessa Olenska. Viva la comunità fondata sulla discussione

Forse perché la seconda autrice che ho amato – leggendola avidamente – nella mia vita adolescente è stata Virginia Woolf, forse perché della fatal quiete tu sei l’imago, come sospirava Foscolo, forse perché siamo in quel periodo dell’anno compreso tra la data di nascita (17 aprile) e la data di morte (21 giugno) di Patrizia Cavalli che ha osservato, in versi, «sarebbe sopportabile ogni male se non ci fosse l’interpretazione sarebbe quel che è non quel pugnale che taglia e vuole pure aver ragione», penso spesso al gruppo di Bloomsbury – è in libreria, per Mimesis, il nuovissimo, e assai appassionante Il gruppo di Bloomsbury. Vita, morte e resurrezione di un fenomeno culturale di Flora De Giovanni, – penso agli scrittori e agli intellettuali che si frequentano, alle fiere dei libri e ai festival letterari, ai gruppi di lettura dove si accorre e si partecipa per incontrarsi come comunità fondata sulla discussione, la passione e il disaccordo. Io penso che la contessa Olenska sia così, tu pensi che la contessa Olenska sia colà, l’opposto, ma alla fine la contessa Olenska è la donna di cui Newland Archer si innamora, ricambiato. E anche noi, meno ricambiati.

I circoli letterari, e in senso più largo le comunità di chi legge, i gruppi di lettura anche, sono il contrario dei social che funzionano sull’indignazione e sulla facinorosità d’odio o d’amore. Olenska, una volta che abbia raggiunto un certo numero di follower, per continuare a essere amata non può permettersi nessuna variazione, filtri sì, colonna sonora sì, lip-synch forse, esitazioni no. Olenska deve essere una sola cosa. Ma chi di noi è una sola cosa? Se non fosse, tra l’altro, che il desiderio di leggere, capire, amare, fare sesso, mangiare, sta quasi tutto nelle esitazioni. Proust parlava delle intermittenze del cuore, Yourcenar – la prima scrittrice che ho amato – più o meno a cinquant’anni dalla morte di Proust, si chiedeva delle intermittenze dei sensi, adesso, a cento anni dalla morte di Proust speriamo nelle intermittenze dei social network. Per la fortunata, o il fortunato, che non abbia mai sentito i nomi di Archer e Olenska, aggiungo che sono due dei protagonisti dello straordinario romanzo di una straordinaria scrittrice, Edith Wharton. Il romanzo è L’età dell’innocenza e l’ultima edizione italiana mi pare quella di Bompiani nella traduzione di Mariarosa Bricchi, qualche anno fa.

Il mondo di Olenska e Archer, contro il quale Olenska e Archer si scontrano nonostante ci vivano e ne siano i prodotti, addirittura il miglior prodotto, quelli a cui tutti aspirano di sedere accanto, somiglia anche ai social. «In realtà – scrive Wharton – vivevano tutti in una specie di mondo di geroglifici, dove la verità non veniva mai detta, né messa in pratica, e nemmeno pensata, ma solo rappresentata da un sistema di segni arbitrari».

Così, è ragionevole chiedersi che senso hanno i circoli letterari e la critica letteraria quando volere bene, essere d’accordo e ammirare sono diventati sinonimi (il contrario di Bloomsbury), ed è giusto sottolineare che, nonostante le manifestazioni fieristiche e festivaliere proliferino, il mercato editoriale boccheggia come più o meno sempre (forse nella valutazione del mercato editoriale bisognerebbe includere non solo le copie vendute, ma ciò che sta intorno al libro), ma è bene ricordare che leggere e incontrarsi per parlare di libri, che forse ancora non si sono letti ma si vorrebbero leggere e sono stati scelti, probabilmente e per la maggior parte, con la stessa attitudine con la quale a scuola prediligevamo italiano perché il professore di chimica ci stava antipatico e così la chimica, stanno lì a ricordare un altro modo di stare al mondo, più esitante, contraddittorio, più divertente, più intermittente e che non vuole, per citare Cavalli, solo aver ragione.

Chiara Valerio (Scauri, 1978), scrittrice ed ex matematica. Responsabile della narrativa italiana per Marsilio e voce di Radio 3. Ha tradotto Virginia Woolf per Nottetempo. I suoi ultimi libri, pubblicati da Einaudi, sono «Cosí per sempre» (2022) e «La tecnologia è religione» (2023), appena uscito in libreria.