Sono nata il 20 novembre 1979 alle quattro di mattina o di notte in una notte di tempesta e quando sono nata ho urlato così forte che mio padre, fuori dalla sala parto con mia nonna, ha urlato a sua volta ecco finalmente il nostro maschietto. Quando ascolto la sigla di Lady Oscar, «il buon padre voleva un maschietto ma ahimè sei nata tu» da sempre penso a me. Sono stata il maschietto di mio padre per buona parte della mia vita, odio il vezzoso nome Antonella e ne ho scelto uno da maschio (che però a me sembra molto femminile), Toni, con gli amici parlo di me al maschile ma oggi, alla soglia dei miei quarantacinque anni – vorrei scrivere venticinque, o quindici, o cinque, ma tanto se mentissi tutti potrebbero facilmente sbugiardarmi – voglio parlare di donne, e non perché siano donne. Perché sono due scrittrici e due registe, e checché se ne pensi è ancora così difficile per noi farci sentire. Gli uomini mi dicono spesso: «ti leggo perché scrivi come un maschio». Io non sono così brava da avere la risposta pronta e sorrido grata. Perché alla fine stare zitta ed essere cortese è quello che penso di dover essere per evitarmi i guai, da sempre.
Non stanno zitte e non ringraziano nessuno Goliarda Sapienza, che ormai da mesi sta sul mio comodino, nel mio zaino, nella mia valigia, nella mia borsa, sulla mia scrivania, sul mio asciugamano sulla spiaggia, Valeria Golino, che dal capolavoro di Sapienza ha tratto la sua bellissima serie tv L’arte della gioia, Francesca Comencini, che con Il tempo che ci vuole racconta al cinema l’amore, il tremore, Jane Smiley, che arriva oggi in Italia con Erediterai la terra, vincitore del Pulitzer nel 1992. Come raccontarle tutte in poche righe? Maledizione, non ce la farò; sono sempre esagerata. Me lo dicono da quando sono nata. Potevo scrivere di un libro, un film, una serie tv, e invece mangio tutta la torta, intera, in una sola sessione, compro tutti i vestiti e spendo tutti i miei soldi, sono esagerata ma non mi importa perché lo sono pure queste donne.
Di Goliarda Sapienza conoscerete L’arte della gioia. È un capolavoro. Leggete anche i suoi libri autobiografici. Valeria Golino è una regista sopraffina. Guardate L’arte della gioia anche per vedere com’è diverso dal libro, come l’ha tradito senza per questo produrre qualcosa di meno bello, meno forte dell’originale. Guardate Il tempo che ci vuole per conoscere un grande regista, Luigi Comencini, dentro il suo cinema ma anche fuori dal suo cinema. Come fossero nudi, guardate Luigi, il padre, e la figlia, Francesca, lottare ogni giorno insieme, meravigliosamente claustrofobici, odiarsi e amarsi. Io gliel’ho invidiato, un padre così coraggioso. Leggete Erediterai la terra perché Faulkner ci ha insegnato come la terra sia tutto e adesso una donna ci dice che non è niente. E non per questo Faulkner ci appare meno brillante, meraviglioso. Jane Smiley racconta di una donna che non pensava di volersi ribellare, che credeva di essere felice, e dopo incontra il sesso, subito, voluto, voluttuoso, incontra la rabbia cieca, incontra il rimorso. Ecco: guardate queste donne come usano il sesso. Troverete un modo completamente diverso di trattarlo rispetto agli uomini. Per me, un’epifania. Sesso sfrontato e altissimo. Guardate queste donne come parlano di figli, il bimbo dentro la pancia della protagonista di Sapienza lotta contro di lei, infinito corpo estraneo. Guardate Francesca Comencini bimba e ragazza e il suo legame dolorosissimo, malato, sanissimo col padre. Con ogni nostro padre. Leggete, guardate sempre, le madri che raccontano queste donne. Vi prego, prima che io compia quarantacinque anni.