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Quando l’età adulta ci assale in una trincea

Vadym Adamov sognava di fare il regista, ma a 18 anni si è arruolato nell’esercito ucraino. Gli dicevano: sei inesperto, siediti e ascolta la radio, poi è finito nella battaglia più sanguinosa, a Bakhmut. I compagni saltati sulle mine, la passione per gli stoici e il primo pianto in un bagno, a Washington. Ora quando incontra gli studenti conclude sempre dicendo: costruite un drone

Nel centro di Kyiv, nel quartiere della Porta d’oro, ci sono ambasciate straniere, hotel, ristoranti alla moda, bar hipster, per strada passano auto costose mescolate a monopattini elettrici. Vadym Adamov, 21 anni, alto e forte, arriva in uno di questi bar su un monopattino, compra un croissant e ordina un caffè. I suoi lunghi capelli biondi sono raccolti in una coda, le tempie rasate con cura, ha una tracolla tipo ventiquattrore: potrebbe sembrare uno studente universitario. «Non giro per la città in uniforme, il 70 per cento delle persone che incontro a Kyiv non immagina nemmeno che io sia un militare», dice.

Vadym è nato e cresciuto a Kyiv, con la mamma e sua sorella più giovane di dieci anni. Alla scuola elementare registrava già video-interviste con i compagni di classe, da adolescente ha lavorato come operatore video e ha realizzato un progetto letterario per i social network. A 17 anni, ha capito che voleva diventare regista, ha girato il suo primo videoclip per un gruppo musicale ucraino.

Alla fine del febbraio del 2022, Adamov era andato a Leopoli per discutere con un produttore il budget necessario alle riprese del suo secondo videoclip. Il 24 febbraio, il giorno dell’inizio dell’invasione su vasta scala della Russia contro l’Ucraina, non era a Kyiv, ma nell’ovest del paese: «Nell’hotel dove alloggiavo, tutti erano molto spaventati, controllavano continuamente le notizie sul telefono», ricorda Vadym. Nell’ultimo mese aveva vissuto anche lui un’attesa ansiosa e paranoica di qualcosa di indefinito, i giornali e le tv accentuavano da tempo allarmi e tensioni. Quando l’invasione infine iniziò, paradossalmente Adamov si tranquillizzò: per lui quello fu un momento di chiarezza. Decise subito che doveva andare al fronte: «Viaggiai sul treno da Leopoli a Kyiv in un vagone vuoto. Tutti fuggivano da Kyiv, io ci tornavo».

A casa lo attendeva una conversazione dolorosa con sua madre, che gli chiedeva di andare assieme a lei e alla sorellina all’estero. All’epoca lui aveva 18 anni, avrebbe potuto lasciare l’Ucraina senza problemi, l’obbligo di arruolarsi parte dai 25 anni. «Mi sembrava di essere in un videogioco e immaginavo due scenari futuri», dice Vadym. La madre non riuscì a convincerlo. Sulla strada verso la stazione, lo lasciò a un posto di blocco della difesa e partì per la Germania con la figlia, dove vivono ancora oggi.

Nei tre anni di guerra, Vadym Adamov ha combattuto in diverse zone. I primi mesi li ha trascorsi nella regione di Kyiv, dove gli altri commilitoni lo trattavano come un bambino: «Mi dicevano: sei giovane, inesperto, siediti e ascolta la radio». Ma lui, che in passato aveva partecipato a manifestazioni di piazza con anche qualche azione da teppista, voleva combattere per davvero, era per questo che si era arruolato. Dopo un breve periodo nella zona di Izyum, nella regione di Kharkiv, Adamov ha passato quasi un anno a Bakhmut, la città nella regione di Donetsk che ricordiamo tutti per la violenza, i morti, la distruzione. «Bakhmut era una città così bella! L’amavo e avrei potuto viverci», dice, ma sono rimaste solo le macerie. La sanguinosa battaglia a Bakhmut tra le Forze ucraine e quelle russe è iniziata nell’agosto del 2022 ed è finita nel maggio del 2023, quando gli ucraini si sono ritirati: la città è stata completamente distrutta e occupata dalla Russia.

Prima dell’invasione su larga scala, a Bakhmut vivevano settantamila persone, era uno dei più importanti centri industriali del Donbas, c’era anche una fabbrica di spumanti, che poi è diventata il quartier generale di Evgeni Prigozhin: nei sotterranei, c’era la base militare della Wagner, la compagnia militare privata che, assieme all’esercito russo, assaltò Bakhmut.

Adamov non era mai stato a Bakhmut prima e si trovò improvvisamente nel cuore dei combattimenti: si occupava di trasportare e far funzionare i mortai. Detesta raccontare i dettagli della battaglia, dice che è un’inutile esibizione di pathos, ma ricorda che, tra un bombardamento e l’altro, aveva tempo e ispirazione per leggere. Poiché dopo il liceo era andato direttamente in guerra, non aveva fatto in tempo a iscriversi all’università. Al fronte si è appassionato ai filosofi stoici e alla storia della Grecia antica. La guerra è un’atmosfera assurda per un soldato come lui: Vadym parla bene l’inglese, studia il francese, ama il cinema e la letteratura, e inaspettatamente si è ritrovato in un ambiente di persone molto più grandi di lui, e con alcuni non sapeva davvero di che cosa parlare. Non per la differenza di età, ma perché le esperienze di vita erano troppo diverse. «Per esempio, non sapevo che in Ucraina ci fossero ancora persone che non sanno scrivere. Le ho incontrate per la prima volta al fronte, per me è stato uno choc», racconta: «Una cosa è chiacchierare un po’ con un vecchietto di campagna, un’altra è vivere insieme quattro mesi nello stesso seminterrato».

Anche se era andato al fronte con convinzione, gli è stato facile liberarsi del suo snobismo da cittadino della capitale e inserirsi in un ambiente tanto eterogeneo. L’unica cosa che li univa tutti era che insieme stavano difendendo l’Ucraina, tutti, chi veniva dalla città e chi dalle campagne, i trattoristi e i programmatori, gli alcolisti e astemi: «Nel mondo la guerra è vista come una maratona di morte e dolore, ma in realtà la guerra è vita quotidiana».

A Bakhmut Vadym capì che la guerra sarebbe durata molto a lungo. Perciò non nutriva molte speranze per la controffensiva del 2023, con la quale l’Ucraina sperava di riconquistare alcuni territori occupati dalla Russia. Non credeva affatto che presto avrebbe «bevuto un caffè in Crimea», come aveva detto in un’intervista il capo dell’intelligence ucraina, Kyrylo Budanov. All’inizio del 2023, Adamov fu trasferito in un’altra unità, imparò a usare i droni e si occupò di ricognizione aerea, a Zaporizhzhia, dove in primavera iniziò la controffensiva. «Era tutto terribile. Stavo seduto a guardare tutto il giorno persone che saltavano in aria sulle mine», ricorda. A quel punto considerava la morte dei compagni come una parte tragica ma inevitabile della guerra, non lo colpiva più come la prima volta, quando al fronte era morto il suo amico, il fratello d’armi “Fil”. Era accaduto nell’estate del 2022. «Quasi invidio quelli che sono morti allora, sull’onda della vittoria, e non hanno visto cosa è successo dopo», dice. Nel 2022 l’Ucraina riuscì a liberare parte dei territori a sud e a est, ma nel 2023 la controffensiva fallì.

Nell’estate dello scorso anno, Vadym ha partecipato a un viaggio negli Stati Uniti con un gruppo di militari ucraini per dire agli americani in campagna elettorale: aiutateci a difenderci, siete indispensabili. A Washington sono andati a un incontro dell’organizzazione internazionale di beneficenza Taps, che sostiene le famiglie e gli amici dei soldati americani caduti. Gli ucraini erano tra gli invitati. All’ingresso distribuivano nastri con diverse scritte, in base a chi si era perso in guerra. Vadym scherzò, con il suo solito cinismo: «Prenderei il nastro con la scritta “fratello d’armi”, ma allora dovrei prenderveli tutti». Una donna americana, notando la bandiera ucraina sulla sua uniforme, disse sincera e con le lacrime agli occhi: «Mi dispiace tanto». La compassione di quella sconosciuta lo colpì profondamente. Prese i nastri, andò in bagno, si chiuse dentro e pianse a lungo per la prima volta in due anni. «Allora, per la prima volta, ho capito quanti ne abbiamo persi e quanto questa guerra sia ingiusta», dice.

Ora Vadym presta servizio a Kyiv, dove sta studiando un nuovo settore: l’utilizzo di sistemi robotici terrestri. Si tratta di macchine telecomandate in grado di svolgere vari compiti al fronte. Guardando la vita a Kyiv, riflette molto sulla polarizzazione della società durante la guerra. Ne parlava spesso con i compagni di trincea. «I soldati si lamentano spesso che ai civili non importa della guerra», racconta. Ma lui spiegava che la stanchezza è normale, non è un fenomeno solo ucraino: succede in tutti i conflitti. Le persone non possono piangere tutti i giorni per tre anni di fila e seguire ogni metro di avanzata. Non si lamenta nemmeno delle società europee, che ormai non seguono più così da vicino la guerra in Ucraina: «Sarebbe strano se i civili in Europa facessero costantemente qualcosa per noi, se anche qui in Ucraina la gente si tiene lontana dalla guerra».

A Kyiv, di tanto in tanto, Adamov incontra gli studenti, spiega l’importanza della ricognizione aerea, conclude ogni lezione dicendo: «Costruisci un drone». Qualsiasi civile può imparare come si fa e, citando i filosofi greci, dice che i cittadini non nascono dal nulla, è una questione di pratica, di ciò che fai ogni giorno per un obiettivo comune.

Vadym Adamov, ragazzo di 21 anni, da più di tre anni nell’esercito, non si pente della sua scelta. In questo tempo ha cambiato diverse unità di combattimento e specializzazioni, ha avuto conflitti interni con comandanti e compagni. Ma nonostante tutto questo, finché dura la guerra della Russia contro l’Ucraina, non ha intenzione di lasciare il servizio. Spiega che nella vita civile ha scelto la professione di regista. E l’essenza della regia, secondo lui, è capire qualcosa del mondo e poi raccontarlo agli altri. «Forse in questo tempo avrei già girato qualche film, ma sarei diventato un regista migliore?», si chiede, «in guerra ho capito chi voglio essere e chi non voglio essere, so cosa vuol dire il sostegno di un compagno, ma ho visto anche come il potere e i vizi possono divorare una persona».

Finito il caffè, si mette le cuffie e sale di nuovo sul monopattino elettrico. Anche se al fronte ha imparato una cosa nuova: è lì che ha guidato un’auto per la prima volta.

Kristina Berdynskykh (Kherson, Ucraina, 1983), è una giornalista freelance e vive a Kyiv. È stata per otto anni corrispondente politica di The New Voice of Ukraine, oggi collabora con molte testate internazionali. Nel 2014 ha creato e-People, un progetto sui social media sui manifestanti di Euromaidan, che è poi diventato un libro. Nel 2022 è stata inserita nella classifica della Bbc delle 100 donne che hanno influenzato e ispirato il mondo.