Sono a tavola con alcune amiche. Allarghiamo lo schermo con due dita, una di noi scuote la testa e ridacchia, un’altra sbuffa, si mette una mano tra i capelli. Dice: no, non è possibile.
Le immagini saturate del volto di Brad Pitt, un collage di foto che lo ritraggono in una stanza d’ospedale.
È sdraiato sul lettino reclinabile e sorride in camera. Nella prima foto lo sguardo è accattivante, quasi malizioso, vicino alla testa c’è lo sticker di un cuore azzurro e blu, uno di quelli un po’ da boomer che si vedono a volte nelle foto aggiunte su Facebook. Sotto, in corsivo, la scritta: I love you so much my wife. In un’altra è corrucciato, giallognolo, tiene in mano un foglio di carta con cui dichiara il suo amore. Anne, I love you. Poi, un braccio con attaccata la flebo, due chirurghi che si sporgono su di lui per operarlo, tiene gli occhi chiusi anche se ha i capelli perfettamente impomatati.
Brad Pitt è malato di cancro ai reni, e queste sono le immagini che ha inviato alla sua fidanzata francese Anne. Hanno una relazione a distanza da più di un anno e lui le ha chiesto di sposarlo, malgrado le rischiose operazioni a cui si deve sottoporre.
Inutile girarci intorno, niente di tutto questo è vero.
Le foto da intubato, i video in cui dice di amarla, il telegiornale che dava la notizia della sua malattia, sono stati generati da un’intelligenza artificiale, tra l’altro non tra le più credibili e sofisticate in circolazione. Tutto inizia un po’ più di un anno fa, quando Anne decide di installare Instagram e aprire un account per postare le foto dei suoi viaggi. Non passa molto tempo che viene contattata nei dm da Jane Etta Pitt, la madre dell’attore. Le scrive: mio figlio mi ha parlato molto di te. E poi qualche giorno dopo arriva lui, Brad Pitt, a confermare: è vero, ho parlato molto di te a mia madre.
Comincia un corteggiamento serrato, di poesie e messaggi d’amore, confidenze reciproche. «Ci sono così pochi uomini che ti scrivono cose del genere», confesserà Anne. Dopo qualche tempo Brad le spedisce dei regali costosi che purtroppo vengono fermati alla dogana, per sbloccarli servono 9000 euro. Anne glieli invia. Si scrivono da un po’ ormai, si fida.
La cifra, che a noi sembra eccessiva, per Anne è obiettivamente irrisoria, perché diciamocelo, Anne è ricca e suo marito è un milionario.
Poco importa se poi i soldi non le vengono rimborsati, c’è altro di cui occuparsi, la malattia di Brad che arriva improvvisa e di bonifici ne occorrono altri, dopo un anno arriva a trasferire sul conto del suo amore a distanza 850.000 euro.
Nel frattempo il matrimonio di Anne va in crisi e lei divorzia, si sente molto distante dall’uomo che ha sposato e poi ormai è arrivato il momento di stare con la persona che ama davvero.
Un giorno però, è il 2024, Anne vede in televisione lui, Brad Pitt, il suo fidanzato, mano nella mano con una donna di nome Ines Ramon. Lui e Ines si sposeranno a breve, annuncia il commentatore in tv.
Il mondo di Anne crolla. Sente che è stata ingannata, che non stava parlando con l’uomo meraviglioso con cui credeva di parlare, che ha rivolto le sue parole d’amore a qualcuno che non esiste, o meglio, che non esiste più, e capisce anche che i soldi sono persi per sempre. Entra in una depressione profonda e dopo qualche mese viene ricoverata in una clinica specializzata. A quel punto decide di parlarne ai giornali ed è così che la sua storia si diffonde.
Ora, io so quello che ho pensato io e quello che hanno pensato le mie amiche quando a tavola ho fatto girare le foto del falso Brad Pitt.
La stessa reazione che ha avuto mezza Italia quando si è scoperto che il presunto marito di Pamela Prati, Mark Caltagirone, non esisteva, e che Flavia Vento intratteneva uno scambio romantico con un profilo fake di Tom Cruise, che le dedicava canzoni d’amore.
Crediamo che a noi non succederà, che queste storie siano frutto di disagio e solitudine, un pozzo di oscurità in cui mai ci caleremmo.
Facciamo l’errore di concentrarci su ciò che è in luce, ovvero la notizia piuttosto grottesca che una donna abbia potuto credere di avere una relazione telematica con uno degli uomini più famosi e belli del mondo, e non consideriamo il resto, quello che è successo prima, la parte che importa davvero. Lo dice bene Roberta Lippi all’inizio di ogni puntata del suo podcast Love bombing: siamo tutti pronti a entrare in una setta. E questo perché ognuno di noi, anche i più scaltri e inscalfibili, ognuno senza eccezioni desidera essere riconosciuto, scelto, che qualcuno ci raggiunga nel profondo del pozzo e che ci chiami con il nostro nome. Il catfish, cioè quando si crea una falsa identità online, non fa altro che sfruttare questo centro pulsante di bisogno umano, e lo fa giorno dopo giorno, messaggio dopo messaggio, secondo un principio teorizzato da Noam Chomsky, quello della rana bollita.
In un pentolone d’acqua fredda nuota una rana, il fuoco è acceso e l’acqua si riscalda lentamente, prima tiepida e la rana quasi non se ne accorge, poi diventa più calda ma la rana a quel punto è tramortita, incapace di muoversi, finché l’acqua bolle e la rana muore.
È chiaro che se la rana venisse presa e gettata nell’acqua bollente dal principio, salterebbe via salvandosi. Ma questo non succede quasi mai.
Nei commenti online, Anne è stata ricoperta di insulti, tanto che TF1, il canale dove è stata ospitata, ha deciso di togliere il video dalla piattaforma di streaming. «Non sono pazza, né stupida come alcuni sostengono sui social network», dichiara, «sono una persona ragionevole». E aggiunge: «Non sapete di cosa state parlando, chi non l’ha vissuto non può capire e giudicare».
Sono parole familiari, soprattutto queste ultime. Le abbiamo dette o le abbiamo sentite dire alla fine di una relazione particolarmente intensa e difficoltosa, che fosse lavorativa, di amicizia o con un partner.
È l’illusione dell’amore, la truffa che porta i nonni a inviare migliaia di euro a quelli che credono essere i loro nipoti per un incidente in macchina mai avvenuto, il sortilegio che riduce rispettabili uomini d’affari sul lastrico per le ingenti donazioni alla setta religiosa che aveva promesso di salvarli da tutti i problemi spirituali, il canto ammaliante di chi promette dedizione, appartenenza, cura. L’immaginazione ci protegge dal quasi sempre deludente reale, che è fatto di persone che non sono Brad Pitt, che non sanno scrivere messaggi d’amore entusiasmanti e che ci promettono solo una vita normale, scandita da giornate normali con accenni di normale felicità.
È come se in fondo l’unica relazione possibile, quella che (forse) non ci farà male e che (forse) durerà per sempre sia quella pensata, favoleggiata: un amore in assenza.
In un film di Xavier Dolan, non a caso intitolato Les amours imaginaires, una ragazza racconta con sguardo dolente e fermo della sua relazione a distanza, lui negli Stati Uniti e lei in Francia. Per quanto le premesse iniziali fossero incredibili, tutto si è sgonfiato quando lui si è trasferito e hanno iniziato a vivere insieme. «Un conto è attraversare l’oceano», confessa sconsolata, «un conto è attraversare un corridoio».
Per questo rimaniamo nella stanza, in attesa, preferendo rinviare il momento in cui dovremo prendere coraggio e raggiungere l’altro, e forse anche un po’ noi stessi.