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Sul divano di Bella Freud si ammira la bellezza

I podcast di interviste devono avere la versione video, ma l’estetica è sempre brutta. Poi c’è «Fashion Neurosis» che non promuove niente ed è illuminato bene. Kate Moss, Zadie Smith, Cate Blanchett rispondono alle domande guardando il soffitto. C’è chi si toglie le scarpe e chi no

I podcast di interviste sono brutti. Non intendo nei contenuti, per quanto ce ne sarebbe da dire, ma nell’estetica. Sempre troppo cupi o troppo luminosi, con i presentatori buttati lì in posture tremende dentro ambienti sciatti o al contrario studiati nel dettaglio da designer che fino a quel momento probabilmente avevano arredato solo sale per le risonanze magnetiche (posti utilissimi, sia chiaro, ma dove non ti viene voglia di invitare la gente, e non solo per un problema di liste d’attesa). Sono un po’ di anni che chiunque voglia fare un podcast del genere sa che deve pubblicare anche la versione in video per promuoverlo sui social e massimizzare il numero di utenti su più piattaforme. La mia homepage di YouTube ormai è invasa da piccole finestrelle su teatrini o studioli, dove ci sono due intervistatori (quasi sempre maschi) con in mezzo un ospite (quasi sempre maschio pure lui) illuminati male. Per questo motivo quando in una di queste finestrelle è apparsa la faccia di Kate Moss sdraiata su un divano e illuminata con cura con sotto il titolo Kate Moss discusses shyness and fashion codes | Fashion Neurosis podcast with Bella Freud ho pensato che forse finalmente era arrivato qualcosa di esteticamente appagante. Prima di questo podcast, conoscevo Bella Freud solo per i maglioni del suo brand. Ne avevo visto uno addosso ad Alexa Chung, la faccia più mostrata dalle mie coetanee ai parrucchieri tra il 2007 e il 2015. Era un girocollo nero con la scritta «Je t’aime Jane» (Birkin, forse la faccia più mostrata ai parrucchieri dal 1970 a oggi). Si trattava di una delle tante variazioni del maglione più celebre di Freud, un girocollo nero con scritto «Ginsberg is God» sul fronte e sul retro «Godard is dog», pensato come presa in giro di certe affermazioni assolutistiche dell’arte (così dice il sito). Venduto in un paio di negozi tra Londra e Tokyo nei primi anni 2000, Kate Moss ne comprò uno, lo indossò a una festa, la fotografarono e a quel punto “it became a thing”. Bella Freud smise di essere solo la figlia del pittore Lucian e la pronipote di Sigmund con velleità nella moda e divenne ufficialmente una stilista. Ora però ha voluto aggiungere al suo profilo anche la dicitura podcaster e dal primo ottobre 2024 pubblica con cadenza settimanale Fashion Neurosis.

Il podcast gioca tanto con la psicoanalisi: le interviste sono condotte nel salotto di Freud (di Bella a Londra, non in quello di Sigmund a Vienna) con l’ospite sdraiato sul divano che non può guardare l’intervistatrice. Grazie a una telecamera puntata sul viso dall’alto, vediamo in maniera chiara ogni espressione facciale durante i ragionamenti e le risposte dell’ospite, che involontariamente, guardando il soffitto, è sempre rivolto verso il pubblico. Tutte le inquadrature, anche quella di Freud in poltrona con il quaderno sulle gambe, o il primo piano del profilo dell’ospite da sdraiato, sono così calde e curate da far sembrare belli pure i microfoni (i soliti Shure MV7, ormai onnipresenti nei podcast). La voce di Freud è calma e lenta, non interrompe mai se non con qualche risata o qualche «Mmmh». Non si cerca mai la risata, neanche il pianto. Non ci sono emozioni forti. E non si promuove niente. È bellissimo.

C’è la parola “fashion” nel titolo perché ogni domanda ha a che fare con la moda, i vestiti e di conseguenza con l’identità, coi tabù, con la relazione con gli altri. Ci sono interviste a colleghi stilisti, come Rick Owens, JW Anderson e uno straordinario Stefano Pilati. Ma ci sono anche amici e clienti di Freud che due cose interessanti da dire le hanno, come Kate Moss, Kim Gordon, Nick Cave, Zadie Smith, Eric Cantona, Courtney Cox, Kristin Scott Thomas e Cate Blanchett. Loro due sono le uniche finora ad aver scelto di non indossare le scarpe sul divano, perché «fa senso». Ricordiamo che il bisnonno di Bella si era inventato il «carattere anale ritentivo» per definire la gente che faceva queste robe.

Chiara Galeazzi (Milano, 1986), è speaker di Radio Deejay e autrice. Ha lavorato con i principali nomi della standup comedy italiana. Nel 2023 è uscito per Blackie Edizioni il suo primo romanzo, «Poverina».