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Volontaria selezionata: ho segnato la casella del sì

Una telefonata dall’ospedale e all’improvviso diventi per qualcuno la possibilità di sopravvivere. Per chi, non lo saprai mai, ma forse è proprio questo il bello, una chance di compatibilità su centomila. Quel legame invisibile con l’universo e la voglia di raccontarlo

Decido di raccontarti che il 25 aprile, mentre mi trovavo al bar con i miei amici a festeggiare, ho risposto alla chiamata di un numero sconosciuto, ed era la dottoressa Moroni del Policlinico Umberto I.

Salve, parlo con Greta Olivo? Sì, ho risposto. Non riuscivo a sentire bene, ho chiesto a un’amica di tenermi la borsa e il bicchiere. Mi sono allontanata di qualche passo e le ho detto: potrebbe ripetere, scusi.

La dottoressa Moroni mi contattava in merito alla mia iscrizione al registro dei donatori di midollo avvenuta nel 2014. È arrivata una convocazione per lei, ha detto. Deve recarsi al padiglione III del Policlinico, entrata da viale Regina Elena, chieda di me e rimanga digiuna tutta la mattina. Al massimo un caffè o un tè. Mi ha sentito?

Sì, le ho detto, ho capito, però per favore potrebbe scrivermi queste cose per messaggio?

Quando sono tornata dai miei amici ero frastornata, ho anche pensato per un istante di averlo immaginato, ma dopo poco è arrivata un’email che confermava il mio appuntamento per il 29 aprile alle 9 e 30, reparto di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale.

Ti racconto che una volta arrivata lì ho dovuto compilare un plico di fogli che mi ha passato l’infermiera, per farlo mi sono poggiata a un tavolino traballante. Per alcune domande la risposta era facile, se avevo mai subito operazioni chirurgiche e di che tipo, se avevo avuto rapporti non protetti negli ultimi tre mesi, se assumevo abitualmente sostanze stupefacenti.

Qualcuno della sua famiglia ha mai sofferto o soffre di malattie del sistema immunitario, tumori maligni, malattie ematologiche (come leucemia, linfoma, mieloma…)?

Ho segnato la casella del sì. Se sì, si specifichino quali.

La dottoressa Moroni aveva assicurato nell’email, e lo confermavano anche le mie ricerche su internet, che il primo step consisteva solo in un’analisi del sangue approfondita, per sincerarsi che i miei valori fossero nella norma. Dopo le analisi, un colloquio con la dottoressa. L’ho ascoltata per metà, dimenticato in fretta le informazioni che mi stava fornendo, volevo sapere solo chi era.

Chi è chi, mi ha chiesto lei.

La persona a cui devo donare il midollo osseo.

Prima di tutto, e avrei dovuto saperlo se l’avessi ascoltata, non poteva rivelarmi nulla del richiedente. E poi non era affatto certo che sarei stata io la donatrice.

Sei solo una dei volontari selezionati, ha detto, era all’improvviso passata al tu. Come te ce ne sono altri sei.

Ha spiegato, e stavolta sono stata a sentire, che le analisi e il questionario servivano a questo, a verificare chi tra noi fosse il più idoneo.

E a occhio e croce non sarai tu, aveva detto sfogliando le mie risposte.

Hai fatto un tatuaggio negli ultimi tre mesi, non hai una relazione stabile, viaggi troppo spesso.

Se fossi stata scelta avrei dovuto essere reperibile in qualsiasi momento del giorno, pronta alla donazione.

Ma potrei prendere un treno, le ho detto. Un aereo se necessario, che ne so.

Va bene, ha convenuto, ma se possiamo scegliere tra te e una persona che lavora tutti i giorni in ufficio, scegliamo quella che lavora in ufficio.

Comunque adesso me ne starò più tranquilla, le ho garantito prima di uscire, non mi sposterò da Roma per almeno un mese, lo scriva nel questionario.

Vediamo, ha fatto lei, tieni il telefono sempre vicino.

Qualche giorno dopo sono arrivati i risultati delle analisi. Stavo bene, forse leggermente anemica, ma valori nella norma.

Devi garantirmi che quello è stato fatto in uno studio convenzionato, ha detto la dottoressa indicando il mio tatuaggio sul braccio destro. Ma sì, ho risposto.

Hanno usato un ago solo per te? Sì, sì. Adesso per almeno tre mesi dovrai astenerti da comportamenti a rischio. Ho annuito, certo.

Quindi niente tatuaggi, niente piercing, non cambiare partner.

Non ce l’ho proprio un partner, le ho detto, quindi non c’è niente da cambiare.

Sarebbe meglio l’avessi già, ha risposto lei. Ma non è giudizio eh, si è affrettata ad aggiungere.

La questione era che qualunque contatto io avessi avuto con qualcuno di nuovo, cioè con chiunque avessi avuto rapporti sessuali da lì in poi, quell’incontro avrebbe fatto ripartire una finestra di tre mesi, un periodo durante il quale si sarebbe potuta sviluppare una malattia.

Anche se sto attenta?

Anche, sì. Un nuovo contatto è sempre pericoloso, in questo senso.

Non c’è problema, le ho detto.

Anzi, ho pensato mentre riprendevo la metro per attraversare la città, se mai dovessi conoscere qualcuno in questi mesi pensa quanto sarebbe sofisticato dirgli: no guarda, non posso, devo donare il midollo osseo. Una prova d’amore, una promessa, un pegno.

Nei giorni e nelle settimane seguenti sono veramente rimasta a Roma più del solito. Ho scritto per qualche giornale, mi sono alzata presto per andare in palestra, la sera ho ricominciato a frequentare il bar sotto casa.

Leggevo le statistiche sulla compatibilità tra non consanguinei: uno su centomila, e me la ripetevo a letto quando andavo a dormire, e la mattina mentre mi lavavo i denti. Ti racconto queste cose quando ci conosciamo ancora poco. Non sono in molti a saperlo, solo mia madre, il mio amico Alberto, e adesso tu.

Non ti farà male? Mi chiedi.

Forse un po’ di febbricola nei giorni successivi, ma niente di che. Non è neanche detto che debbano prenderlo dalle ossa. Potrebbe bastare anche solo il sangue, come fosse un normale prelievo.

Dopo qualche insistenza ero riuscita a strappare alla dottoressa due informazioni: che il paziente in lista d’attesa era un uomo e che viveva in Svizzera. Non me l’aspettavo.

Che sia un maschio o che viva in Svizzera?

Tutte e due, ti rispondo.

Magari è un uomo terribile, uno che odierei, un tipo a cui non mi avvicinerei.

Mi mostro cinica e sarcastica, eppure c’è questa sensazione, quella di avere un legame invisibile e amniotico con qualcuno che non incontrerò mai, la cui salute a quanto pare dipende anche da me, che mi commuove un po’ e mi fa sentire al sicuro, finalmente parte dell’universo e delle regole intellegibili che lo governano.

Sto per dirtelo, per confessarti questo sentimento ingenuo ed egocentrico, ma poi mi fermo.

A volte ho l’impressione che non mi ascolti, che mentre parlo tu sia distratto da altro. Abbassi la testa, non mi guardi, dondoli la punta delle scarpe, sono abbastanza convinta che non mi trovi molto interessante, che vorresti essere da qualche altra parte, con qualcun’altra.

Provo a immaginarmela anche, quest’altra, prima che le banali evoluzioni della vita ti portassero qui con me, in questo bar periferico di Roma, in mezzo ai negozietti di frutta e verdura.

Mi sa che è per questo che mi sono decisa a raccontarti del midollo osseo, per apparire eroica, generosa e profonda ai tuoi occhi, ed è vero che è molto improbabile che sia proprio io a essere scelta, per la questione del tatuaggio, perché non ho una relazione stabile, perché viaggio troppo.

Adesso vado fuori a prendere una boccata d’aria e quando torno ti dico che questo non è il momento per vedersi, devo concentrarmi su me stessa, ho molte cose da fare e un midollo che non mi faranno donare.

Oppure resto, e forse se aspetto, se sto abbastanza tempo seduta qui con te, magari tu mi chiederai dov’ero nel 2014, come mai mi sono iscritta al registro dei donatori, perché ho segnato sì nella casella sulle malattie ematologiche in famiglia, insomma domande così.

Tu finisci di bere, ti infili la giacca e prendi da terra la mia che era caduta. Chiedi se mi va di camminare un po’, ti rispondo ok.

Abbiamo tutto il tempo del mondo.

Greta Olivo (Roma, 1993), scrittrice. Il suo primo romanzo, «Spilli», è appena uscito per Einaudi.