Cerca

Ti mando un vocale per dirti che tutto è cambiato

Un anno di grandi trasformazioni, e tutti che le vogliono spiegare senza capirci niente. Non ascolto più, dal mio limbo tra il vecchio mondo e il mondo nuovo. Mi concentro sulle piccole trasformazioni: la trascrizione dei messaggi audio. L’importanza di capire al volo che tutto scorre ma senza panico

Un anno di grandi trasformazioni, dicono tutti. Trasformazioni mondiali, certo. Trasformazioni  sociali, il mondo intero cambia assetto, niente sarà come prima. Come prima quando?, io neppure so più che cosa c’era prima, ma certo sento questo vento forte che soffia e che spinge e fa volare tutte le sedie, scoperchia i tetti, sposta i pensieri dentro la testa, li scuote e quel che ne esce ha ancora poche parole: nessuno ha saputo ancora dirlo bene, che cosa sta succedendo.

Tutti molto decisi a spiegarmi nel dettaglio le cause e le colpe e i gravi errori e le altre guerre e perfino Berlusconi, e se io dico sì, ma adesso?, non c’è nessuno che rinunci a dirmi: perché nel 1948 (e parte un preambolo di trenta minuti, che a seconda dell’interlocutore contiene prevedibilissime variazioni di senso e conclusioni). Perché nel 1945! Perché nel 1994! Sì, ma adesso, cosa vogliamo fare della nostra unica vita, di quella che stiamo vivendo? Eh, adesso. Adesso è un casino. A quel punto, se gli interlocutori sono maschi, finisce a botte (reali o simboliche, più l’età avanza e più sono simboliche). Mi ricordo che già alle scuole elementari i maschi si picchiavano quando non capivano che cosa stava succedendo. Alle medie, anche. Al liceo, anche. All’università si picchiavano davvero tanto. Dopo aver fatto a botte erano molto contenti, quasi allegri e noi dicevamo: boh, ci sarà sotto qualcosa che non sappiamo. Ma si era già insinuato il sospetto che non ci fosse nessun segreto sotto. Era così, è ancora così, ma non posso assolutamente dirlo perché non vivo nel 1948, né nel 1945 né nel 1994, e ci sono persone con cui divido la casa e tutta me stessa che mi trovano molto deludente se non colgo le trasformazioni del presente con le parole giuste: dire boys will be boys è inaccettabile, mamma, non ci si può neanche scherzare. Significa giustificare, accettare, concedere, perdonare tutto grandi guai compresi: sono maschi. Grandi violenze, grandi sopraffazioni, grandi confusioni. Non scherziamo, non dirlo mai più, non essere complice. Non è natura, è cultura. Certo che è cultura, non facciamo altro che cultura da migliaia di anni, ma quindi non potreste per favore smetterla di menarvi? Siamo di fronte a una gigantesca trasformazione, niente sarà come prima, è tutto diverso, sta cambiando, è già cambiato, non ci capiamo niente: non potreste per favore smetterla di menarvi? Poiché la risposta è ancora una volta: ma nel 1948, io non ascolto più. Non ascolterò neanche una parola. Mi concentro invece (è una resa?) sui cambiamenti piccolissimi, quelli che posso controllare, soprattutto quelli che mi tolgono da qualche impiccio. Anche i messaggi vocali, gli audio su whatsapp, sono una trasformazione dell’esistenza: i dettagli su come ci parliamo, su quanta rabbia, fretta, noia e amore ci mettiamo. Che cos’è un vocale, anzi quanto è un vocale? Meno di una telefonata ma più di una telefonata. Una comunicazione che resta e che non puoi fingere di non aver visto. Scusa avevo il telefono silenzioso, scusa ero appena morta e non ho potuto rispondere funziona ancora. Ma il vocale inascoltato sta lì, e prima o poi ti verrà rinfacciato. Ho visto molte persone cercare di difendersi goffamente dai vocali, scrivere nello status di whatsapp: niente vocali per favore. Ahah, ma chi ti credi di essere? Non hai notato che il mondo sta cambiando? Pensi di poter combattere una guerra ai vocali?

Per un po’ (poco) abbiamo cercato di resistere, dettandoci un galateo interiore: vocali solo se non se ne può fare a meno perché qualcuno all’improvviso ci ha tagliato entrambe le mani oppure abbiamo i guanti perché siamo in Alaska e non possiamo digitare, vocali solo se stiamo cadendo in un crepaccio, vocali solo se qualcuno di carino ci ha detto: muoio se non sento la tua voce. Abbiamo provato ad applicare queste regole, e comunque ci sembrava abbastanza intelligente esordire così: scusa se ti mando un vocale, perdonami se non scrivo. Come a prendere le distanze da questa diavoleria, come a non volerci davvero avere a che fare. Obtorto collo, ti mando un vocale. Obtorto collo, ho comprato la televisione a colori perché i miei figli volevano essere come tutti gli altri. C’è poi chi non ha invece nessuna ipocrisia e manda vocali a raffica, anche spezzettati, tre parole a vocale, quindici vocali per dire soltanto: non ce la faccio più. I miei figli mandano vocali al posto di respirare e ascoltano tutti i vocali che ricevono a velocità 2. Io, che sono ancora saldamente ancorata al mondo che non c’è più, ma anche attratta dal nuovo in cui non so se mi faranno mai entrare, io insomma che mi ritrovo in questo limbo fatto di vocali con senso di colpa e pure rabbia, ogni volta che ricevo un vocale e non posso ascoltarlo subito sto male. Sto male perché penso che sia una cosa urgente, sto male perché chi mi ha mandato il vocale ha detto nel vocale che non è una cosa urgente, ma io il vocale non l’ho ascoltato e quindi sono certa che è urgente, sto male perché anche se odio i vocali li amo follemente e voglio ascoltarli tutti, voglio sapere tutto, e la velocità 1.5 mi appaga. Ma non posso vivere ascoltando vocali, in questo mondo in trasformazione ho bisogno di punti fermi e se voglio essere sincera fino in fondo so già che non mi basterà mai l’accortezza di ricevere un vocale con la didascalia: non urgente, ascolta anche tra cinque mesi. Non mi fido. Non mi fido soprattutto dei miei figli, che comunque non avrebbero mai nemmeno l’accortezza di rassicurarmi sull’inesistenza di un’emergenza vocalizzata in un missile diviso in otto vocali uno dietro l’altro.

Poi è successa una cosa: una persona mi ha chiesto se avessi già impostato la modalità trascrizione vocali.

Io prima non ho capito, poi sono caduta dalla sedia, poi ho impostato la modalità trascrizione vocali. Ricevo un vocale, non lo ascolto perché non posso, ma tocco: trascrivi, e il vocale viene trascritto (alla meno peggio). Così io leggo le prime parole e capisco che non sta morendo nessuno e che non sto litigando con nessuno, capisco che non ci sono cattivissime notizie, ma che siamo ancora tutti nel limbo della trasformazione. Per me la cosa più naturale del mondo (il mio vecchio mondo) è leggere, per mia figlia è parlare a velocità tripla. Io ho bisogno di tempo, lei ha bisogno di fare in fretta. Entrambe abbiamo bisogno di risposte immediate. Benissimo, ce la stiamo facendo. Lei mi parla a mitragliatrice, io la trascrivo. E la trascrizione, che appunto ha ancora problemi con la punteggiatura e con la velocità del parlato, mi lascia anche un sacco di possibilità interpretative, perché spesso ci sono spazi bianchi e io allora posso solo immaginare che cosa mi è stato detto, e posso attribuire il tono, e renderlo anche più gentile.

A proposito di gentilezza, ho un’amica che non ha preso bene questa trasformazione, mi manda duecento vocali e se litighiamo mi dice: non accetto lezioni da una che non mi ascolta ma mi trascrive. Io allora le dico che è una pericolosa reazionaria. Però, è incredibile, noi due non ci meniamo neppure davanti alle trasformazioni più eclatanti. Significherà qualcosa? Non lo so, ma adesso le faccio un vocale e glielo chiedo.