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Tutti i Capodanni della nostra vita

L’ultimo giorno dell’anno è molto pericoloso, petardi bagnati e cocktail schifosi. Un giorno poi capisci che anche la vita è una festa pericolosa dove non succede niente. Ma che commozione i cambiamenti del cuore: Dieci Capodanni per riconciliarsi con il tempo che non passa, e poi vola via

Ho sempre detestato il Capodanno. Il dovere di fare qualcosa di divertente, di essere allegri, festosi, dovere di andare a dormire tardi, svegliarsi con il mal di testa e perdersi così quella mattina meravigliosa e nuovissima che è il primo gennaio. Non mi sono mai divertita a Capodanno, neanche da ragazza, prima perché i miei genitori non mi permettevano di uscire e di tornare il mattino dopo quando tutti uscivano e tornavano il mattino dopo, poi perché quello che avevo tanto desiderato (la libertà, più del Capodanno) si rivelava una delusione di petardi bagnati, parcheggi lontani, cocktail schifosi. Del resto è la vita, la vita com’è in quelle lunghe ore in cui non succede niente di interessante, la vita com’è quando non ti diverti. Quindi adesso accolgo con benevolenza anche il Capodanno, perché è la vita così com’è, con l’aggiunta però del pensiero sulla vita che a Capodanno si fa sempre (bilanci, considerazioni abissali e considerazione di come mi sta adesso quel vestito che cinque capodanni fa mi stava benissimo): quando ho cominciato a vedere Dieci capodanni (Los annos nuevos, la serie di Rodrigo Sorogoyen su RaiPlay) ho però sperato che non ci fossero i fuochi d’artificio. Perché i fuochi d’artificio mi fanno molta malinconia (da quando li sentivo da casa senza poter uscire devo avere sviluppato il sentimento verso qualcosa che mi è precluso, oppure semplicemente i fuochi d’artificio sono più tristi che allegri, oppure sono io che sono più triste che allegra).

Dieci capodanni è una storia d’amore, fra Óscar e Ana, raccontata attraverso dieci capodanni, a partire da quello in cui si incontrano in un locale e finiscono a una festa insieme, molto oltre l’alba del primo gennaio, e hanno entrambi appena compiuto trent’anni. Fino al capodanno dei quarant’anni, o dei trentanove non importa, quando molte cose sono successe e il loro amore è ancora lì, trasformato e intatto: ma non è più libero di correre nelle praterie della giovinezza, perché ci sono responsabilità, ci sono doveri, ci saranno vittime. Il primo capodanno è quindi forse l’ultimo della spensieratezza, anzi Ana spegne le candeline e sa che le amiche intorno a lei pensano che debba darsi una calmata, essere meno caotica, decidere di partire se vuole davvero partire, smettere di andare in giro tutta la notte, magari anche pensare a fare un figlio. Sentiamo, attraverso gli sguardi, le parole, ma soprattutto attraverso il tempo che assomiglia molto a quello della vita, i pensieri di tutti, le indecisioni, lo stupore di un incontro, la fatica del Capodanno, la diffidenza di Óscar (che lo accompagnerà per tutto il decennio, lo porterà nell’età adulta, gli farà perdere molta felicità). Sentiamo questa unione fra due ragazzi, lei più confusa lui più cupo, crescere e scontrarsi con il crescere. È questa idea del tempo che commuove, perché si muove insieme a loro che cambiano.

Dopo dieci ore sono passati dieci anni e loro non saranno mai più giovani come lo sono stati nell’istante in cui lei gli ha offerto da bere e gli ha detto: sei triste. Noi non saremo mai più giovani come in quel Capodanno in cui ci siamo annoiati a morte o in cui abbiamo inseguito la fiducia di qualcuno che aveva già deciso che fiducia noi non ne meritiamo. Dieci capodanni mostra i pranzi in famiglia, il sesso, i contrattempi, i cambi d’umore, le colazioni a letto, un paio di sci da recuperare dall’altra parte della città, la gelosia per come viene spalmata nella nostra vita, per come la avvelena a poco a poco, con addosso il senso della fine e dell’inizio. Non possiamo dimenticarci che è Capodanno e che sua madre adesso è sola, il marito è morto. Non possiamo dimenticarci che questo è il primo capodanno con una figlia. Non possiamo dimenticarci che lui si trova in un posto per disintossicarsi ed è capodanno e che tristezza. E la perdita di spensieratezza: Ana non voleva crescere, e invece cresce molto, ha tante responsabilità, si occupa di un’attività, si occupa di sua madre, si occupa di vivere in un’altra città in un’altra lingua, si occupa di non fallire. Poche ore fa era una barista amica di tutti, adesso sono passati sette anni e li abbiamo visti passare.

Chiaramente ognuno pensa a sé, al proprio decennio scottante. Esiste un decennio non scottante? Non ne ho idea, però posso dire che nel decennio fra i trenta e i quaranta la mia vita ha accelerato senza che io me ne accorgessi. E nel decennio successivo, giunto quasi al termine, ha accelerato in un altro modo e forse me ne sono accorta. Ma se mi avessero ripreso a ogni Capodanno e poi mi avessero mostrato il girato (che imbarazzo! Spero con un montaggio decente, spero non mentre mi provo il vestito di cinque anni fa) che cosa avrei visto di questa vita? I cambiamenti del cuore.

Dieci Capodanni riesce nella grande impresa di mostrarci i cambiamenti del cuore. C’è una scena grandiosa, l’unica che si stacca dalla realtà della vita che scorre, e mostra Ana per terra a Lione il 31 dicembre: ha fatto cadere tutti i cibi cucinati che doveva consegnare a domicilio (Ana adesso ha un’attività molto seria) ed è stata insultata dalla sua cliente, che le ha detto: non vali niente. Ana piange con tutto questo cibo per terra, con questa consegna fallita, poi qualcuno le mette una mano sulla spalla ed è Óscar: lei è stupita, non si vedono da due anni, lei ha un altro fidanzato, francese, ma adesso sta piangendo e Óscar è lì, vestito come sempre, con lo sguardo di sempre, che le dice: respira. E fanno una passeggiata, parlano, lei si calma, si dicono un sacco di cose, lui fa il medico a Madrid, la loro città. Poi lui la saluta, su un ponte, e va via. Era lui ma non era davvero lui, era lui perché lei, in quel momento di difficoltà, di fallimento, in quella tristezza ha pensato a lui. Lei era sola con tutto quel cibo per terra e la bicicletta rovesciata, il trentun dicembre con l’odioso capodanno in arrivo, e aveva bisogno di lui. Solo lui può calmarla, farla sorridere, darle qualcosa di buono a cui pensare.

Solo lui. Non dirò mai che cosa succede nelle ultime puntate, dirò solo che mi sono riconciliata, dopo tutta la vita, con il Capodanno. Con quel tempo che non passa mai, e poi invece è già volato via.