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Elena Loewenthal

Elena Loewenthal (Torino, 1960) è scrittrice, traduttrice e studiosa di ebraistica. È direttrice del Circolo dei Lettori di Torino. Tra i suoi ultimi libri: «La carezza. Una storia perfetta» (2020), «Libertà vigilata. Perché le donne sono diverse dagli uomini» (2021), entrambi usciti per La Nave di Teseo.

di Elena Loewenthal
Non è terra, non è mare, non è nulla: quindi è il luogo per eccellenza, deserto di ghiaccio in movimento, ultima frontiera dei nostri sogni e dei nostri incubi. Rumore, luce, fauna indifferente al saltuario […]
Non è terra, non è mare, non è nulla: quindi è il luogo per eccellenza, deserto di ghiaccio in movimento, ultima frontiera dei nostri sogni e dei nostri incubi. Rumore, luce, fauna indifferente al saltuario passaggio di un’umanità in cerca di chissà cosa. Viaggi, spedizioni reali e immaginarie, ma anche fare jogging con il fucile, lassù dove punta l’ago della bussola
di Elena Loewenthal
Siamo tutti parte di una realtà fatta di cose che non vanno per il verso giusto, di errori piccoli e grandi. L’imperfezione è la nostra capacità di sfuggire alle regole, di esprimere sempre qualcosa di […]
Siamo tutti parte di una realtà fatta di cose che non vanno per il verso giusto, di errori piccoli e grandi. L’imperfezione è la nostra capacità di sfuggire alle regole, di esprimere sempre qualcosa di nuovo: di andare oltre. Incorreggibile splendore, stupendi difetti
di Elena Loewenthal
Quanto ci manca Amos Oz, che credeva nel compromesso come ingrediente indispensabile della vita, che detestava i fanatici, punti esclamativi ambulanti con un’unica verità in tasca o nella canna del fucile. Le mattine a guardare […]
Quanto ci manca Amos Oz, che credeva nel compromesso come ingrediente indispensabile della vita, che detestava i fanatici, punti esclamativi ambulanti con un’unica verità in tasca o nella canna del fucile. Le mattine a guardare come sta il deserto, che sembra immobile ma non lo è, e Israele, il paese dell’amore, della delusione, della certezza
di Elena Loewenthal
In ebraico il cimitero è la “casa dei vivi”, perché la morte riguarda noi vivi, e solo questa consapevolezza ci fa rimboccare le maniche. E poi ridere di tutto, anche dei tabù, con l’umorismo spietato […]
In ebraico il cimitero è la “casa dei vivi”, perché la morte riguarda noi vivi, e solo questa consapevolezza ci fa rimboccare le maniche. E poi ridere di tutto, anche dei tabù, con l’umorismo spietato che salva