Cerca

Sul fronte psicologico della guerra di Putin

La propaganda degli psicologi filoputiniani inventa giustificazioni junghiane sull’inferiorità degli ucraini e, con teorie pseudoscientifiche, sminuisce il disturbo post traumatico dei veterani russi, per continuare ad arruolare i giovani. L’arsenalizzazione della ricerca scientifica, l’uso militarizzato della psicologia e le voci di chi combatte questa «macchina per lavare il cervello»

Nuovo cinema delle ragazze

In principio erano Greta Gerwig e Lena Dunham, poi sono arrivate Phoebe Waller Bridge, Michaela Coel e Emma Seligman. Oggi Eva Victor con Sorry, Baby è l’ultima di una genealogia di donne che scrivono, dirigono e interpretano le loro storie. Cercano una voce diretta e raccontano con umorismo la nostra incompiutezza. Sono un disastro, proprio come noi: sono le nostre eroine

Il tempo si muove attraverso di me

Margaret Atwood apre la sua tana: ogni scrittore è almeno due creature, chi vive e chi scrive.
Le controfigure, le svolte sbagliate, crinoline, nylon e amori perduti. Conversazione in movimento sul suo memoir, sul grande distopico oggi, sul manoscritto per i lettori del 2114 e sulle ragazze coraggiose, dalle cameriere canadesi alle ancelle di Gilead

Il potere dell’arte che ascolta i sussurri

Per creare l’arte della resistenza, bisogna prima sopravvivere, e per farlo bisogna essere armati, «non è romantico, lo so». Zehra Dogan, artista e giornalista curda, è finita in carcere per il suo lavoro, è rifugiata politica e un’artista di successo. Ci ha raccontato la sua lotta dal Rojava perduto dov’è adesso: il gelso dove tutto è cominciato e la bambola della salvezza di sua madre

La gioia di essere vivi in una valle di lacrime

Invecchiando si ride meno, ma ci si sorprende più spesso con gli occhi umidi. Soprattutto nell’èra della commozione. Wordsworth, Dante, Barbie, i video dei soldati che tornano a casa, i cani in tutte le salse possibili: elenco delle cose che fanno piangere copiosamente un tío tan sensible. Fuori i kleenex

Il sogno perduto del vagabondo americano

L’America è sempre un uomo che scappa da una cultura troppo compiuta, apre uno squarcio, e si perde. O forse non più: che fine ha fatto il mito dell’artista nomade, antisociale, che dorme su un autobus nella prateria o in un vicolo della metropoli? Si è estinta l’idea violenta e solipsistica di libertà, e le piazzate scandalose di Iggy Pop ora le fa il Kennedy ministro

Ricominciare a Odessa, la città che ti rimescola a passo di danza

Non c’è luogo più culturalmente traumatizzato e sofferente di questo baluardo sul mare, che rivendica di essere il più ucraino di tutti, accoglie ucraini da ovunque, e li rimpasta, perché non si deve vedere la differenza tra chi è di qui e chi ci si è rifugiato. Così ogni cosa cambia pelle, anche la sofferenza

Dove sono, mi sono persa? Tutta la vita davanti

Il calendario dice 2026, ma ad Addis Abeba siamo nel 2018. In una classe di maturandi di una scuola italiana parliamo di Instagram e di libri, di cibo italiano e jazz etiope, di autobus che non passano, proprio come a Roma. Tra italiano, amarico e inglese, i sogni per il futuro: stilista, ingegnere, contadina.
E sempre, più di tutto, una cosa ci unisce: la voglia ostinata di stare insieme

Leggere, rileggere e lasciarsi abbracciare

E ora parliamo di Lolita. E di tutte le altre, con la loro inscalfibile volontà di stare nella bellezza. Non è vero che l’impegno ripudia l’invenzione. Libri, film, ossessioni e disperazioni, vitalità: luci che impediscono di far finire il mondo al buio

Benvenuti a Barbour country

Esegesi della giacca dei travestimenti morali. Da Lady D. a Carlo Calenda fino all’estrema destra populista, il Beaufort della classe operaia, nato per tenere all’asciutto marinai e braccianti, non esiste più da quando gli Sloane Ranger hanno scoperto che possono nascondere bottiglie di champagne dentro alle sue tasche da bracconiere. Il cappotto al chiuso nei 15 gradi romani e la scomparsa della puzza di paraffina