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Trump fa la guerra al talento, e sfigura l’America

La revoca dei visti agli studenti, il taglio alla ricerca, i centri culturali convertiti in palchi per l’intrattenimento trumpiano, gli attacchi alle università, i licenziamenti che spolpano la competenza necessaria a governare. Storia di un paese che rinuncia deliberatamente alla propria eccellenza e a essere il rifugio delle idee, del dissenso: non ci si riprende più da un colpo così

No forse non hai capito

Cambiare il mondo senza fare vittime e costruire un nuovo modo di stare con le persone. Ci hanno già pensato Simone Weil e tutte le altre. Voi invece, a che cosa pensate quando pensate all’oscurità? Siete pronti a non perdere l’ironia?

L’ultima stanza chiusa a Brentwood Park

Se la purezza del dolore ne L’anno del pensiero magico era un gesto poetico, Diario per John è un ribaltamento, un’apertura del marchingegno. Joan Didion mostra che il passato non è stato solo pavoni sul prato a Malibù. Era proprio necessario pubblicarlo? Sì, perché con l’ostinazione alla riparazione, la letteratura supera la morte e solo così si aprono le notti azzurre

Sono stato travolto da un torrente in fiamme

È alto, ha le spalle larghe, baffoni folti, occhi verde mare. La finestra del suo studio, a Croisset, è il riferimento dei pescatori, perché la luce non è mai spenta. Scrivere ti distrugge ma è l’unica cosa che conta, dice. La realtà non esiste, esiste solo la letteratura, dice. Il manoscritto censurato, le donne, il giorno del fallimento, e dopo che cosa? Intervista impossibile a Gustave Flaubert

Il vuoto della provincia che allena l’arte della fuga

Ci deve essere un ultimo posto per le cose malandate, anche nella provincia sempre uguale. Per Michael Bible quel posto è Goodbye Hotel, e da qui mette a fuoco due corpi sospesi tra il nulla da fare di prima che l’adolescenza sbiadisca, e il conformismo che arriva a imbiancare i capelli.
Ritorno nei luoghi comuni dove la polvere e la verità sono messe a tacere dietro le tende

Fammi lamentare, così sento di esistere

Bucarest è molto meno decadente e insicura di come mi aspettavo: accidenti, e ora come faccio a esprimere la forma d’arte più praticata del momento, la lamentela? Per fortuna l’appartamento non è come in foto, qualcosa di cui sparlare c’è. Un viaggio nella Romania stravolta dalle ingerenze sui social a sfatare un grande equivoco: la lagna non è dissenso

La ragazza che corre da sola nelle terre selvagge

Un paio di stivali rubati, un mantello, una fuga in mezzo a un mondo devastato, più che crudele: indifferente. Lauren Groff ci racconta il suo ultimo romanzo, gli uomini e la natura che prendono il sopravvento, l’orrore ispirato a fatti davvero accaduti anche se dimenticati. Un viaggio nella natura umana che ritrova nel suo essere primitiva barlumi di luce, che servono anche oggi

Al cinema all’aperto, ma solo nell’ora blu

Le “arene estive”, perché ora si chiamano così, sono insopportabili: il buio non è mai buio, ci si appiccica di autan e di sudore, la sedia di plastica rossa traballa sempre. La (doppia) fuga da bambino, l’estate che è la stagione più bella anche raccontata dal cinema, il drive-in americano che ha stravolto tutto e l’unica, sostanziale eccezione: una retrospettiva di Éric Rohmer

Quella risata che ci fa sopravvivere

Shalom Auslander non sopporta più Los Angeles e nemmeno l’America, che vede ogni cosa con sopra il segno del dollaro e che ha sospeso il senso dell’umorismo. L’amicizia con Philip Seymour Hoffman e il suo funerale nella chiesa in cui non era voluto entrare, “il peccato” di scrivere e la ricerca incessante del non dolore. Conversazione su Feh, che in yiddish vuol dire: schifo