La scuola di una volta e il senso del ridicolo
Svegliarsi la mattina con l’ansia attanagliante, attraversare la nebbia vestite strette in maglioni larghissimi e arrivare in aula, dove dicevano: sarete la classe dirigente di domani. Ah, la scuola di una volta! Le belle umiliazioni subite da parte di chi avrebbe dovuto formarci, ma anche il consiglio di una prof. per la vita: «Scrivi tutto, scrivi sempre, anche quando non ti sembra importante»
Chi dice che il romanzo deve mostrare e non dire?
“Show, don’t tell”, la prescrizione della narrativa americana che pensa a sé stessa come universale, è rovesciata da tanti scrittori e scrittrici di origini non occidentali che rivendicano l’oralità come modello. Le digressioni di Zadie Smith, la rottura dei patti con il lettore di Chimamanda Ngozi Adichie, il “dire” imprescindibile di Viet Thanh Nguyen: lo spazio del romanzo non è neutro
In venti minuti può cambiare tutto
La catastrofe nucleare è un tempo che si restringe. Un missile balistico viene lanciato e nessuno sa perché. È solo a quel punto che protocolli e simulazioni lasciano lo spazio all’imprevedibilità umana. Il film di Kathryn Bigelow ci costringe a guardare dentro al vuoto oscuro delle decisioni impossibili, sotto la luce concreta e pragmatica delle donne che abitano il cuore della sicurezza internazionale
A un certo punto della vita si sogna il porto
Jean Torck ci racconta il suo giardino segreto di avventure in mare, quando tutto è cambiato con l’arrivo dei cargo, “i mostri”. Storie di gente di passaggio, di ragazze che sembrano sirene, salgono sulla nave e la riempiono di bellezza e cibo, storie di posate d’argento e di pirati che facevano meno paura di quelli di oggi. I codici nuovi che hanno modificato anche la letteratura dei marinai
Guarda quanto è grande questo mio buco nei capelli
A scuola non ci vado più, ha detto Vanessa, e si è aperta una voragine. Sempre più ragazzini si inabissano nel senso di fallimento e, paralizzati dall’ansia, non riescono a entrare in classe. Davanti a questa fobia scolastica i genitori si sentono traditi nei loro sogni per i figli e si chiedono: dove abbiamo sbagliato? Le goccine per dormire a dodici anni, l’alopecia da stress e la grande assente: la scuola
Gita nelle tane dell’inconscio
Carl Gustav Jung aveva due case: una mondana e borghese, in città, e poi il suo rifugio del silenzio. Se l’era costruita un pezzo alla volta con le pietre del lago di Bollingen. Era spartana, senza acqua, né luce né gas, e ogni stanza era simbolo del suo mondo interiore: c’erano le torri delle donne amate, la “cappella” della spiritualità e bassorilievi misteriosi. La disposizione dei dadi e delle stelle
Sono felice solo quando sono sdraiata
Chi soffre di fibromialgia scandisce con il dolore il tempo della propria vita come gli altri lo fanno con gli amori. È come un folletto invisibile che ti trafigge con un’ascia, salvo che la malattia è reale e invalidante, anche se non riconosciuta dal sistema sanitario. Tra fisioterapia, agopuntura, antidolorifici e stregoni, servono tanti soldi per fare i conti con il proprio dolore cronico e acquistarsi una vita migliore
La poesia penetra sempre nel mio cuore
Dopo aver vinto il Nobel nel 2024, la scrittrice coreana Han Kang ha spento il telefono, parlato poco e scritto molto. I suoi romanzi partono da sogni, domande o tragedie e si immedesima così tanto nei suoi personaggi da sentire l’intensità della loro anima, da vivere nel loro tempo e dimenticarsi il cappotto. Conversazione sulla vita, la memoria e la letteratura: «Divento felice molto facilmente»
La falena fredda sul cuore, maledizione e protezione
Nel memoir Il mio rifugio e la mia tempesta di Arundhati Roy, la traiettoria di scrittrice e quella di figlia sono due linee veloci che si muovono parallele e si intersecano con dolore. La sua scrittura è un organismo pulsante in equilibrio tra l’odiare il posto da cui si viene e non poterne farne a meno, senza cedere alla tentazione di trovare un capro espiatorio. «Farai meglio la prossima volta», e va bene così
Ci vuole un fisico bestiale per avere sempre sedici anni
Bentornato sul palco Luca Carboni, ché noi sappiamo tutte le canzoni e abbiamo la fortuna di venire dalla regione giusta (l’EmiliaRomagna) e di avere avuto l’età giusta: quella in cui si tendeva all’adultità invece che allo specchio. È quasi Natale, e a Bologna che freddo che fa. Non fa più freddo, ma si squarciagola ancora. Come allora