Sono stato travolto da un torrente in fiamme
È alto, ha le spalle larghe, baffoni folti, occhi verde mare. La finestra del suo studio, a Croisset, è il riferimento dei pescatori, perché la luce non è mai spenta. Scrivere ti distrugge ma è l’unica cosa che conta, dice. La realtà non esiste, esiste solo la letteratura, dice. Il manoscritto censurato, le donne, il giorno del fallimento, e dopo che cosa? Intervista impossibile a Gustave Flaubert
Il vuoto della provincia che allena l’arte della fuga
Ci deve essere un ultimo posto per le cose malandate, anche nella provincia sempre uguale. Per Michael Bible quel posto è Goodbye Hotel, e da qui mette a fuoco due corpi sospesi tra il nulla da fare di prima che l’adolescenza sbiadisca, e il conformismo che arriva a imbiancare i capelli.
Ritorno nei luoghi comuni dove la polvere e la verità sono messe a tacere dietro le tende
Fammi lamentare, così sento di esistere
Bucarest è molto meno decadente e insicura di come mi aspettavo: accidenti, e ora come faccio a esprimere la forma d’arte più praticata del momento, la lamentela? Per fortuna l’appartamento non è come in foto, qualcosa di cui sparlare c’è. Un viaggio nella Romania stravolta dalle ingerenze sui social a sfatare un grande equivoco: la lagna non è dissenso
La ragazza che corre da sola nelle terre selvagge
Un paio di stivali rubati, un mantello, una fuga in mezzo a un mondo devastato, più che crudele: indifferente. Lauren Groff ci racconta il suo ultimo romanzo, gli uomini e la natura che prendono il sopravvento, l’orrore ispirato a fatti davvero accaduti anche se dimenticati. Un viaggio nella natura umana che ritrova nel suo essere primitiva barlumi di luce, che servono anche oggi
Al cinema all’aperto, ma solo nell’ora blu
Le “arene estive”, perché ora si chiamano così, sono insopportabili: il buio non è mai buio, ci si appiccica di autan e di sudore, la sedia di plastica rossa traballa sempre. La (doppia) fuga da bambino, l’estate che è la stagione più bella anche raccontata dal cinema, il drive-in americano che ha stravolto tutto e l’unica, sostanziale eccezione: una retrospettiva di Éric Rohmer
Quella risata che ci fa sopravvivere
Shalom Auslander non sopporta più Los Angeles e nemmeno l’America, che vede ogni cosa con sopra il segno del dollaro e che ha sospeso il senso dell’umorismo. L’amicizia con Philip Seymour Hoffman e il suo funerale nella chiesa in cui non era voluto entrare, “il peccato” di scrivere e la ricerca incessante del non dolore. Conversazione su Feh, che in yiddish vuol dire: schifo
In quale America ci fa specchiare Leone XIV
Prevost è completamente devoto alla Chiesa, e questa cosa non è americana: gli americani hanno presidenti che si sentono John Wayne. Il Papa smette di sbracciarsi e di attirare l’attenzione, e rimanda all’America dei nonni che portavano in Italia il Meritene, il ricostituente, la cura, il frammento di Sogno americano che l’altro grande cattolico, J. D. Vance, non offre più
Volontaria selezionata: ho segnato la casella del sì
Una telefonata dall’ospedale e all’improvviso diventi per qualcuno la possibilità di sopravvivere. Per chi, non lo saprai mai, ma forse è proprio questo il bello, una chance di compatibilità su centomila. Quel legame invisibile con l’universo e la voglia di raccontarlo
Appuntamento a Kharkiv, il magnete degli artisti
La città ucraina “del cemento armato” a trenta chilometri dai soldati di Putin, costantemente colpita e ambita dalla violenza russa, si riempie di artisti che si accampano all’Edificio Slovo o passano di qui «per non lasciarla sola».
Si suona sottoterra per difendersi dalle bombe, si scrive sui muri per incoraggiarsi, si trova spazio alla libertà artistica ricostruendo quel che Mosca ha distrutto. È l’inesauribile e straordinaria determinazione a vivere
L’unico giuramento che non puoi infrangere
Tra le mura di Rebibbia e le notti romane fatte di whisky, segreti e intimità, Goliarda Sapienza porta la sua “libertà pazzesca” fuori, come nel film di Martone, come nei racconti di Grace Paley.
È il patto eterno che ci spinge a fidarci, solo per il fatto di esserci riconosciute